Captain Dread

La sera di giovedì 29 ottobre 1987 Ruud Gullit si esibì non a San Siro ma al PalaTrussardi, la tensostruttura allestita nel 1985 dopo il crollo del Palasport di Milano a causa della nevicata del gennaio 1985. L’occasione era data dal Festival Afro Latino, un concerto di musica reggae di cui erano band principale i Revelation Time, un gruppo olandese multirazziale che si batteva contro il razzismo e l’apartheid in Sud Africa (Nelson Mandela, all'epoca, era ancora detenuto in carcere) e con il quale Gullit era uso esibirsi ogni tanto in patria, condividendone la causa. In un video prodotto in quei mesi Ruud appariva abbattere con una pallonata un pupazzo con la faccia del presidente sudafricano Pieter Willem Botha. A Gullit, primo capitano nero della nazionale olandese, i Revelation Time avevano dedicato la cover Captain Dread [vedi]. Il campione dedicò poi a Mandela il Pallone d’Oro 1987 nella speranza che maturasse la consapevolezza di "quanto sia importante lottare contro l’apartheid, perché io credo che tutti abbiano il diritto di godere la propria libertà".

Nel manifesto di quella serata milanese l’attaccante del Milan era indicato come “special guest”. Salì infatti sul palco indossando una maglietta nera con la scritta “Stop Apartheid”: suonò e cantò, infiammando un palazzetto tutto esaurito. “Strano, ripensandoci, che nessun giocatore del Milan fosse presente al concerto di Gullit: che avessero paura dei fulmini di Zeus?” si chiese Gianni Mura nella sua rubrica della domenica successiva “Cattivi pensieri” su “Repubblica” [vedi]: “Il primo cattivo pensiero è un sospetto: che molti siano andati al Palatrussardi per vedere il messaggero e non abbiano ascoltato il messaggio. Infatti Gullit non aveva addosso una maglia del Milan ma una con su scritto ‘stop apartheid’. Più ‘scandaloso’ lui di Socrates, in tempi depoliticizzati. Ma Socrates giocava male e Gullit sta giocando bene, quindi il suo impegno civile non è criticato, solo annegato in un mare di domande assurde: si droga? si taglierebbe i capelli? Ha risposto con pazienza, la stessa che mostra in campo quando lo atterrano. Per questo gli do 8. Per la voglia di giocare, di vivere, di pensare con la sua testa. Ve lo immaginate un qualunque giocatore della nostra nazionale che abbatte a pallate un pupazzone con la faccia di Botha? ("Ma cosa vogliono questi negri?")”. L'epopea di Mario Balotelli in maglia azzurra, in effetti, non era nemmeno immaginabile, a quel tempo, e lo stesso Mario sarebbe nato solo tre anni dopo.

29 ottobre 1987, PalaTrussardi, Milano
La memorabile performance di Captain Dread
Da lì alla fauna che cominciava a impestare gli stadi in quegli anni il passo, per Mura, era breve: “Non è necessario andare fin laggiù per trovare il razzismo. C'è anche qui. Alla "Domenica sportiva" invitano cordialmente i tifosi delle curve a far vedere quanto sono creativi, allegri, buoni e simpatici, poi mamma Tv (voto 2) manderà in onda i loro striscioni così spontanei (tutti eseguiti su commissione). Io penso (e passo l'idea gratis alla “DS” se vuole) che sia più utile mandare in onda i peggiori, i più stupidi e volgari, quelli spontanei davvero. Domenica ero a Verona. Dalla parte delle brigate gialloblù "Gullit, la mia Africa", dalla parte rossonera, quelli che il bluesman Fabio Treves (voto 7,5) insiste a definire compagni, un esplicito "Fuori c'è un forno, venite ebrei che vi bruciamo".

Durante il derby del 22 novembre 1992 Gullit fu oggetto di insulti razzisti da parte della Curva Nord interista. Commentando l’accaduto, il campione olandese mostrò la sua forte consapevolezza del problema, sottolineando le cause del fenomeno (“è un fatto di povertà economica, gente che non ha lavoro”) e proponendo delle misure per combatterlo: “Dobbiamo cominciare a decidere cosa fare contro i cori violenti, contro certe scritte. Bisogna dirlo al microfono, noi quegli striscioni, quegli insulti, i cori contro gli avversari non li vogliamo, smettete voi sulle gradinate o smettiamo noi in campo. Occorre che anche i presidenti prendano posizione. Ma non davanti a una telecamera: io sono questo, quello, e anche antirazzista. No. Voglio che prendano in mano il microfono prima della partita, che dicano: adesso basta, via quegli striscioni. Io dico che se lo fanno Berlusconi, o Agnelli, o Pellegrini, la gente li ascolta. Poi magari interviene anche la polizia, ma intanto qualcosa è successo“.

Appello inascoltato, allora come oggi. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Azor