L'epifania mancata della potenza calcistica sovietica (Helsinki '52): parte prima

Ben poche sono le fonti ‘primarie’ che ci consentano di osservare e valutare l’avventura della nazionale sovietica di football negli anni ’50 del secolo scorso. Rari, brevi, frammentari filmati. E’ tuttavia fuori di dubbio che, alla fine di quel decennio, l’XI formato dai più bravi pedatori delle repubbliche sovietiche occupasse a pieno titolo un posto nell’élite del calcio mondiale: si prese infatti il torneo olimpico di Melbourne (1956) e, soprattutto, il titolo continentale nel 1960, quando giunse a compimento il primo Campionato europeo per nazioni.

L'XI dell'URSS ha appena conquistato il titolo europeo:
Parigi, Parc des Princes, 10 luglio 1960
Fu un decennio fantastico, per certi aspetti epico. Iniziato con il maracanaço, proseguito con l’epocale presa di Wembley da parte della formidabile squadra ungherese, movimentato dal clamoroso ‘miracolo di Berna’, caratterizzato ancora sul finire dall’epifania di Pelé, chiuso definitivamente dal trionfo sovietico al Parc des Princes di Parigi [vedi]. A quel punto, il calcio ‘moderno’ è ormai assestato: tutte le grandi competizioni internazionali (comprese quelle riservate ai club) sono stabilizzate: se non nella formula, sicuramente nella periodicità. Di questo nuovo ordine mondiale del football, l’URSS è elemento integrato e importante.

Una recente e pregevole opera di Mario Alessandro Curletto [I piedi dei Soviet], basata esclusivamente su fonti (giornalistiche, biografiche, letterarie) sovietiche, ha illuminato il contesto in cui il gioco crebbe nel grande paese rosso, fra propaganda di regime e competizione tra apparati; un contesto ovviamente ignoto, nei suoi dettagli, al mondo occidentale. La percezione di potenza e di minaccia – politica e militare – emanata da quell’universo si rifletteva nel credito che alla sua rappresentativa calcistica, allestita per l’occasione e mai impegnata in competizioni ufficiali, veniva riconosciuto alla vigilia della kermesse olimpica di Helsinki. Ciò spiega l’interesse e la curiosità destati da quel torneo (che non costituiva certamente il piatto forte dei Giochi); ne è testimonianza, in Italia, la ‘copertura’ che ai match disputati dall’URSS fu assicurata da due importanti testate, non sportive, di ispirazione politica opposta: La Stampa (torinese, di proprietà del gruppo Agnelli, diretta in quegli anni da Giulio De Benedetti) e naturalmente L’Unità (quotidiano del Partito Comunista Italiano, diretto allora da Pietro Ingrao).

Vittorio Pozzo
Essendo venticinque le squadre iscritte, prima degli ottavi fu organizzato un turno di ‘spareggio’. Le gare erano in programma il 15 e il 16 luglio, tre giorni prima della cerimonia d’apertura dei Giochi. Sorteggio integrale, nessuna testa di serie – ancora lontani i privilegi e la maledizione del ranking. All’URSS viene accoppiata la Bulgaria, appena incontrata in due amichevoli di preparazione – non ufficialmente riconosciute. Costrette al preliminare anche Italia, Inghilterra, Ungheria, il match fra sovietici e bulgari – costituendo per i primi il ‘battesimo’ internazionale – sollecita sguardi più ansiosi. Poco si sa di calciatori e gioco dell’XI guidato da Boris Arkad’ev e dai suoi collaboratori. Eppure, è considerato – al pari dell’Aranycsapat – favorito del torneo. Inviato de La Stampa sui campi finlandesi è Vittorio Pozzo, che ha ormai chiuso definitivamente la sua straordinaria vicenda di CU della nazionale italiana. Appena arrivato a Helsinki, trasmette un dispaccio in cui dà conto dei matches in programma; “l'attesa maggiore è per l'esibizione del russi, che giocheranno contro la Bulgaria a Kotka. Si dice che i calciatori sovietici siano molto forti anche se recentemente a Sofia hanno pareggiato proprio contro i bulgari” [Stampa Sera, 15 luglio 1952]; il giorno dopo – aprendo il resoconto della partita – Pozzo echeggia la considerazione generale di cui l’URSS è fatta oggetto: “i calciatori sovietici vengono considerati come probabili vincitori finali del torneo”  [La Stampa, 16 luglio 1952].

Inizia l'avventura
La pressione sull’undici di Arkad’ev è fortissima. Dall’esterno e, come Curletto ha ben spiegato, dall’interno. E’ una squadra obbligata a vincere. E’ una squadra che forse è stata addirittura sollecitata a firmare un documento in cui garantisce la vittoria [I piedi dei Soviet, p. 182]. Passa il barrage contro i bulgari, ma non convince. Sono necessari i tempi supplementari: finisce due a uno, in rimonta, dopo 90° a reti bianche [tabellino]. Le prime impressioni di Pozzo sono caute. "C'è mancato poco che la Russia non venisse sconfitta. I calciatori sovietici si sono dimostrati oggi un po' inferiori alla loro fama: indubbiamente non erano in buona giornata e forse emozionati dall’ambiente nuovo e a loro non favorevole. I russi, che portano maglie rosse e calzoncini azzurri di ampie dimensioni, si sono confusi in una ridda di inutili passaggi e di ‘dribbling’ ottimi tecnicamente, ma superflui come tattica. Non si è visto il gioco lineare, sobrio, essenziale per cui i russi vanno famosi. Ma bisogna andare assai cauti nel giudicare. Non basta una giornata buona o cattiva per stilare un'opinione definitiva ... Quel che ha sorpreso in queste due squadre è stata la lentezza di movimenti, sia individualmente che nelle azioni collettive. Il controllo della palla è però di prim'ordine: lo stop, il palleggio, il gioco di testa, il passaggio, tutti questi elementi fondamentali del calcio sono improntati all'autentica tecnica, del football più classico. Fama non usurpata dunque, quella dei calciatori russi e bulgari. Restano però da vedere la ‘classe’ personale e i temi tattici, contro gli occidentali”.

Pagina sportiva de L'Unità del 16 luglio
Su L’Unità del 15, nessun cenno al match. Il quotidiano, da non molto attrezzatosi di una redazione sportiva, garantirà un’ampia copertura ai giochi di Helsinki. E amplissimo risalto alle imprese dello sport sovietico. Giuseppe Signori, sdoganatore dello sport sul foglio comunista (e – caso raro – non iscritto al Partito), non è grande intenditore di football; ma deve naturalmente occuparsi di ciò che la rappresentativa sovietica combinerà nello sport più popolare e (insieme al ciclismo) più caro alle masse. Il breve racconto di URSS-Bulgaria (apparso il 16 luglio) contraddice il giudizio espresso da Pozzo. “Pur essendosi difesa con meravigliosa energia e tenacia, tanto da chiudere in parità i tempi regolamentari, nei tempi supplementari la Bulgaria ha dovuto cedere alla miglior tecnica e soprattutto alla miglior preparazione atletica dei sovietici”. Infatti, “i prodigiosi calciatori sovietici avevano messo in vetrina una grande velocità e una tecnica raffinata ma erano parsi leggermente manchevoli e indecisi nel tiro a rete”. Simpatie moderate ma necessarie (“calmi e potenti i difensori sovietici arginavano e stroncavano numerosi attacchi avversari”) debbono naturalmente ispirare il commento e la cronaca dell’evento su l’Unità. In sostanza: “una partita interessante ed istruttiva su cui, penso, avremo occasione di tornare, perché ne vale la pena; una partita dall’elevato standard di gioco che ha rivelato una Bulgaria calcisticamente in sviluppo e ha confermato la eccellente qualità della scuola sovietica”.

Il 18 e il 19 luglio, rispettivamente, Giuseppe Signori e Vittorio Pozzo tornano a riflettere sul match; d’altra parte, incombono ormai gli ottavi di finale, che riservano all’URSS il peggiore dei confronti al momento possibili. L'articolo di Signori fa capolino nella parte bassa di una pagina dominata dal racconto dell’impresa di Coppi sul Puy de Dome; è particolarmente interessante perché offre un’analisi più dettagliata dell’impianto tattico mostrato dalla compagine sovietica. “Si può dire che tutti i giuocatori, all’infuori del portiere, sono sempre in movimento: all’attacco, poi in difesa, poi di nuovo all’attacco, e quindi ancora in difesa. Tutto questo con continuità sconcertante”. Un gioco sostanzialmente veloce (tutto di prima, senza “cincischiamenti”, a differenza di quel che aveva raccontato Pozzo) ma impreciso; ostacolato anche (particolare taciuto in precedenza) dalla violenza di quello “provinciale” dei bulgari; destinato perciò, potenzialmente, ad essere di assoluta efficacia.

Efficacia che sospetta anche il vecchio alpino. Il suo reportage dispacciato per il quotidiano in edicola il 19 luglio [vedi], alla vigilia degli ottavi di finale (l’Italia vi affronterà - venendone travolta - la nazionale ungherese) è dedicato, per una buona metà, alla nazionale dell’URSS e in genere al calcio sovietico. Titolo: Il “mistero” del calcio russo e l’attesa per Italia-Ungheria. Vittorio Pozzo è grande esperto di calcio internazionale; ha girovagato per decenni fra gli stadi del mondo; si ricorda benissimo come la Russia ancora zarista, nel 1912, avesse partecipato alle Olimpiadi di Stoccolma: battuta dalla Finlandia solo ai tempi supplementari, “si era fatta schiacciare per il punteggio impressionante di sedici a zero dalla Germania nel torneo di consolazione”. Pozzo aveva visto il match tra russi e scandinavi: “era poverissima cosa il calcio russo a quei tempi”.

Vsevolod Bobrov, grande centrattacco della
CDKA (poi CDNA, poi CSKA)
  e della nazionale sovietica
Altri tempi, appunto: due guerre e una rivoluzione dopo, quel calcio “assurse a levatura e potenza”. Pozzo è al corrente (o sembra esserlo) di molte cose, o perlomeno raccoglie voci: voci “di istruttori presi dall’estero, di preparazione in massa, di metodi nuovi di lavoro fisico, di sistemi tattici e della capacità dei giuocatori di reggere per 90 minuti a un ritmo incredibile di velocità. Il tutto circondato da un fitto velo di mistero”. Senonché, la prestazione offerta contro i bulgari ha appena rivelato al mondo l’assoluta ‘normalità’ di quella ‘misteriosa’ ma tenuta squadra. “Forse non c’è di peggio che attendersi molto, per rimanere a bocca amara: le grandi aspettative fanno spesso apparire scadente anche il normale. Ma confessiamo che a Kotka siamo rimasti delusi. Lo diciamo senza sotterfugi e considerando l’avvenimento puramente sotto il punto di vista tecnico. L’impressione nostra è stata identica a quella di tecnici francesi, tedeschi, inglesi, finlandesi, olandesi, italiani che erano presenti. A Kotka c’era il pubblico più internazionale che si possa immaginare”. Quindi, il vecchio CU destina poche righe a una superficiale analisi tecnica e tattica della partita e dell’XI russo; è notoriamente allergico alle rigidità del WM classico, difficilmente in grado di apprezzarne gli imbastardimenti innovativi; il suo metro di paragone è costituito da una tournée in Scandinavia della Dynamo Mosca nel 1947 – di cui non vide alcuna partita –  ma non da quella (assai più importante sebbene meno recente, ma di poco) che portò la stessa Dynamo, nel 1945, a misurarsi (vittoriosamente) con alcuni club albionici e sui campi britannici [cfr. Jonathan Wilson, La piramide rovesciata, pp. 123-125]. Dichiara dunque modesto il livello del gioco sovietico, elevato solo dalle qualità indiscutibili del centravanti Bobrov e di alcuni altri elementi. Nulla argomenta circa l’assetto tattico della squadra. Pozzo lascia tuttavia balenare il sospetto che quanto mostrato contro i bulgari possa decisamente essere migliorato: negli ottavi è ora in programma infatti, una sfida ‘particolare’: URSS-Jugoslavia. I russi dunque “opposti proprio ai loro amici jugoslavi, un avversario contro il quale essi non possono fare a meno di sfoderare le più recondite risorse”.
E' un dettato, va da sé, denso di allusioni di natura del tutto extra-calcistica; e di contenuti del tutto normali in un quotidiano che la proprietà desidera proporre come oggetto di informazione e lettura alternative proprio alle masse operaie (locali e non solo); ma sono venature propagandistiche leggere, certamente, quelle affidate alla penna (mai davvero brillante) di Vittorio Pozzo, leggere ma ordinatamente calate nella progressione del discorso.

La didattica di Boris Arkad'ev
Probabilmente in modo del tutto inconsapevole e intuitivo, vicecersa, Signori aveva evocato i principi e il sistema di gioco sperimentati da Arkad’ev alla Dynamo e poi al CDSA di Mosca, già dalla fine degli anni ’30, poco dopo l’importazione da parte di alcuni club del WM – accadde a seguito delle batoste inflitte da una selezione basca, in una tournée del 1937, a tutti gli squadroni sovietici [vedine il racconto in Curletto, I piedi dei Soviet, pp. 70-72]. Da Signori è anche ricordata l’appartenenza al CDSA di molti pedatori schierati a Kotka dall’URSS: informazione non rigorosamente controllata, poiché gli elementi in questione erano soltanto tre, e ciò a testimonianza dei progressivi condizionamenti subiti da Arkad’ev nell’allestimento della selezione, che originariamente doveva (e proprio per l’assenza di una ‘storia’ precedente) fondarsi proprio sul blocco dei militari. Le innovazioni di Arkad’ev – variazioni sul ‘sistema’ – non passarono inosservate, a livello critico, in Inghilterra (mi riferisco ai matches disputate nel ’45 dalla Dynamo in terra albionica, quando tuttavia Mikhail Yakushin era già subentrato ad Arkad’ev: Yakushin sarà poi inserito nello staff della spedizione sovietica in Finlandia), e sono di recente ricordate in un apposito capitolo de La piramide rovesciata di Jonathan Wilson, il cui titolo parla da sé: “Disordine organizzato” [pp. 115-127]. Anche Curletto vi spende qualche cenno, rivendicando al tecnico sanpietroburghese sperimentazioni ante litteram di ‘calcio totale’ [I piedi dei Soviet, pp.78-80]. Certo è che, messo immediatamente sotto tutela, Arkad’ev portò forse in Finlandia una selezione diversa da quella che aveva inizialmente immaginato; meno affiatata, e perciò stesso meno competitiva. Ciò nonostante, di grande prospettiva, come basta a dimostrare  quel che si sa di due incontri di preparazione alle Olimpiadi disputati nella primavera di quello stesso 1952, poco dopo la decisione delle autorità sportive di portare ai Giochi anche una rappresentativa di football.

Puskas e Bobrov. Sullo sfondo, le
traboccanti tribune del Dynamo Stadium
Mi riferisco a due ‘amichevoli’ che opposero la ‘giovane’ nazionale sovietica (camuffata sotto il titolo di ‘selezione moscovita’) all’XI più forte del momento e del mondo: l’Ungheria di Sebes, di Hidegkuti e di Puskas. Le prime due di cinque (tre sole, le ultime, entrate nei diari ufficiali) fra le nazionali dell’Unione Sovietica e dell’Ungheria fra il ’52 e il ‘56. Entrambe vennero giocate al Dynamo Stadium di Mosca. Il 24 maggio finì con un gol a testa [Tabellino e racconto (in russo)] . A giudicare dal resoconto dell’inviato di Sovetskij Sport, il match fu piuttosto equilibrato: al vigore offensivo dei sovietici si contrappose il fraseggio dei magiari (passaggi non più lunghi di 8-10 metri), i quali – passati in svantaggio – giocarono un football più incisivo nel secondo tempo. Pochi giorni dopo, le squadre tornarono in campo. I sovietici presentavano una formazione sostanzialmente invariata, a fronte delle quattro novità portate da Sebes; curiosamente, Puskas cede nell’occasione la fascia da capitano a Lantos (Lendenmayer) Mihály. Si è trattato, probabilmente, della migliore prestazione offerta dagli uomini di Arkad’ev, che ottengono una “vittoria capitale” (Sovetskij Sport), opposti a un formidabile avversario – la cronaca insiste, anche questa volta, sulla grande organizzazione di gioco dell’Aranycsapat, fondata su possessi insistiti alla ricerca di soluzioni d’attacco improvvise e veloci. Puskas, ingabbiato, riesce solo ad accorciare le distanze: finisce 2 a 1 [Tabellino e racconto (in russo)].

Non compreso nelle statistiche ufficiali, ignorato dalle tabulae della FIFA e dell’UEFA, questo match costituisce una soluzione di continuità nella striscia vincente della grande Ungheria – ufficialmente, appunto, interrotta solo dalla Germania nella finale di Berna. E’ peraltro difficile misurare quanto ardore "Öcsi" e i suoi compagni profusero nell’occasione; altrettanto arduo è tuttavia immaginarne un impegno ridotto da considerazioni di natura politica, e dunque una bassa tensione agonistica indotta. Quelle due partite, certamente, contribuirono a sviluppare nell’entourage sovietico una certa fiducia; aspettative la cui fondatezza sarà misurata, il giorno 20 di luglio, da una sfida – come rilevava Pozzo – del tutto particolare. La sfida contro un’altra fortissima squadra: la Jugoslavia. Staccato il biglietto per gli ottavi, arrivava il momento della verità.

Mans

Saint Andrew’s Day, 1872

Scotland – England 0:0
30 novembre 1872, Hamilton Crescent, Glasgow
International Foot-ball Match

L'annuncio a stampa del match
Esattamente 140 anni fa, nel pomeriggio del 30 novembre 1872, si svolse a Glasgow la prima partita di football tra rappresentative nazionali: a scendere in campo furono due XI nel nome della Scozia e dell'Inghilterra. Il match è passato alla storia quale primo incontro ufficiale tra squadre "nazionali" perché riconosciuto come tale sia dalla UEFA sia dalla FIFA, ma le associations inglese e scozzese tendono a ricomprendere nella memoria dei confronti tra le proprie rappresentative anche alcune partite che si erano tenute a Londra negli anni precedenti. Peraltro, al novembre 1872 era attiva solo la Football Associaton inglese (fondata nel 1863), mentre quella scozzese doveva ancora sorgere, e dunque sarebbe opinabile anche il carattere "ufficiale" del match del St Andrew's Day. In ogni caso, l'iniziativa di organizzare l'incontro si dovette, come per le precedenti partite, alla fervida attività di Charles W. Alcock, la prima grande figura della storia del football [vedi].

Charles W. Alcock
Alcock, un’atleta allora trentenne educato nell’Harrow School di Londra e membro del Wanderers Football Club, era stato eletto segretario generale della FA inglese nel 1870 [vedi]: a lui si deve l'idea di organizzare dal 1871 la Football Association Challenge Cup – poi nota come FA Cup (la più antica, e tuttora attiva, competizione calcistica) –, un torneo competitivo ad eliminazione diretta che servì a superare il localismo entro il quale erano sorte le pratiche calcistiche in Inghilterra negli anni cinquanta e sessanta, e a offrire ai club una cornice di riferimento attraverso cui diffondere le regole di gioco che la FA si era data, non senza dissensi e scissioni, dal 1863: nello specifico, il regolamento della Challenge Cup fissò per la prima volta il numero dei giocatori a 11 per squadra e la durata degli incontri a 90 minuti.

Immagine di un match tra Scozia e Inghilterra
a The Oval di Londra
Prima ancora di avanzare la proposta di istituzione della FA Cup, Alcock aveva promosso una serie di partite tra giocatori inglesi e scozzesi appartenenti a club dell’area di Londra, che si tennero dal marzo 1870 al febbraio 1872 allo stadio di cricket di Kennington, noto come The Oval [vedi]. La maggior parte degli atleti era iscritta alla FA e pertanto gli scozzesi risultavano piuttosto una “London Scottish side”: ciò suscitò le critiche dei giornali di Glasgow ed Edimburgo, che lamentarono l’assenza di giocatori attivi in Scozia. Da qui la decisione di Alcock di inviare a Glasgow una squadra inglese per affrontare una rappresentativa scozzese locale: la partita fu fissata per il sabato 30 novembre 1872 – festa del patrono di Scozia, sant’Andrea – alle 2 p.m., all’Hamilton Crescent, il campo di cricket del West of Scotland Cricket Club, nel quartiere di Partick a Glasgow. Il costo del biglietto per assistere al match fu fissato in uno scellino, la stessa cifra che era stata richiesta qualche mese in occasione della prima finale della FA Cup [vedi].

Cuthbert Ottaway,
primo capitano della nazionale inglese
Ad accettare la sfida – in assenza di una associazione scozzese – era stato il club più importante, il Queen's Park FC di Glasgow, che schierò sotto le insegne della Scozia un proprio XI, anche perché andò a vuoto il tentativo di ingaggiare alcuni giocatori che militavano nei club londinesi dei Wanderers e dei Royal Engineers: a selezionare i giocatori fu il capitano Robert W. Gardner (l’Alcock scozzese, destinato a essere eletto, di lì a poco, primo presidente della Scottish Football Association). La rappresentativa inglese fu invece assemblata da Alcock radunando giocatori provenienti da nove diversi club affiliati alla FA: lui stesso avrebbe potuto scendere in campo, ma essendo reduce da un infortunio si limitò a fungere da assistente dell’arbitro, William Keay (che era il tesoriere del Queen's Park FC), insieme a Henry Norris Smith, il presidente del club scozzese. Capitano dell’Inghilterra fu invece il forward Cuthbert Ottaway [vedi].

Lo schieramento tattico
Le parti si accordarono per giocare secondo le regole della Football Association (cui il Queen's Park FC aveva aderito, giungendo alle semifinali della prima Challenge Cup). Non si hanno notizie sulle misure del campo di gioco, ricavato da quello di cricket: certamente le porte non avevano la traversa ma un nastro di stoffa che congiungeva i pali a 8 piedi (2,43 metri) di altezza, e non erano ancora previste le reti di contenimento. Al portiere era riconosciuta la possibilità di toccare la palla con le mani. Valse anche la regola introdotta nel 1866, che aveva ridotto a 3 i giocatori che dovevano trovarsi tra la porta e l’attaccante avversario perché questo fosse regolarmente in gioco. La Scozia si schierò con due terzini davanti al portiere e due mediani alle spalle di sei attaccanti (in una sorta di 2-2-6): in questo modo era la linea dei terzini a dettare quella del fuorigioco, mentre l’avanzata degli attaccanti avversari era intercettata in prima battuta dai mediani. L’Inghilterra si dispose in modo più spregiudicato piazzando davanti al portiere un unico terzino, mentre un mediano era aiutato da un fly-kick che arretrava dal lato destro della linea di attacco per aiutare la fase difensiva: in questo modo la linea del fuorigioco inglese finiva con l’essere più alta di quella scozzese [Cfr. la ricostruzione tattica di J. Wilson, La piramide rovesciata, pp. 31-33].

La divisa scozzese
L’inizio del match fu posticipato di oltre quindici minuti nell’attesa che la nebbia che gravava sull’Hamilton Crescent si alzasse un po’. La giornata era brumosa e faceva seguito a tre giorni di pioggia fittissima che avevano reso molto pesante il terreno di gioco. Nonostante le avverse condizioni meteorologiche, gli spettatori paganti furono oltre 2.500 per un totale di 3.000 (le signore entrarono gratis) e un incasso di 109 sterline. Un afflusso notevole, tenuto conto della stagione e se confrontato con quello fatto registrare il 16 marzo precedente per la prima finale della FA Cup, all’Oval di Londra, che raccolse solo 2.000 spettatori. I giocatori scozzesi indossarono maglie blu scuro (il colore del Queen's Park) con uno stemma con una cresta di leone, pantaloni alla zuava bianchi e berretti rossi, gli inglesi una tenuta completamente bianca con lo stemma dei tre leoni e cappelli blu.

La divisa inglese
Nei giorni successivi alcuni giornali di Glasgow e di Londra pubblicarono dei resoconti della partita, che lasciano intuire quale ne fu il corso. Come fu osservato, i giocatori scozzesi pagavano una differenza di peso notevole rispetto ai più fisici avversari inglesi, che mostrarono invece un ritmo di gioco più elevato. Ciò indusse gli scozzesi ad attaccare con maggiore velocità e brillantezza nel corso del primo tempo, approfittando anche del fatto che, militando tutti nel medesimo club, si conoscevano bene. La ripresa fu invece equilibrata e gli attaccanti inglesi finirono col mettere sotto pressione la difesa scozzese: a un certo punto si unì a loro anche il portiere Robert Barker che scambiò il posto con il forward William Maynard. Agli scozzesi, nel primo tempo, fu annullato un gol perché la palla aveva tranciato il nastro che fungeva da traversa, e nei minuti finali dell’incontro Robert Leckie colpì nuovamente la fettuccia che rimase stregata per la squadra del nord. Il “Bell's Life in London, and Sporting Chronicle” scrisse di “a splendid display of football in the really scientific sense of the word, and a most determined effort on the part of the representatives of the two nationalities to overcome each other”. Al fischio finale, nonostante l’assenza di gol (una circostanza inusuale destinata a riproporsi due sole altre volte nei 110 match tra le due nazionali), il pubblico tributò un triplice urrà ai giocatori [citazione].

Illustrazione a disegno
delle fasi della partita
Dai resoconti non sembra emergere la diversa idea di gioco che proprio in quegli anni stava cominciando a caratterizzare come due scuole diverse quella inglese – dedita al dribbling game, vale a dire all’avanzata palla al piede, secondo l’estro individuale, e al gioco di sfondamento – e quella scozzese – orientata al passing game, vale a dire al passaggio e al lancio in profondità, in breve a un gioco collettivo, più coordinato e fatto di combinazioni. Ma, al di là della partita, le differenze nello stile di gioco erano destinate ad accentuarsi e a prendere rilievo in quella che sarebbe stata, da lì a pochi anni, la vera eredità di questo primo incontro internazionale, vale a dire l’avvio della prima competizione calcistica riservata a squadre nazionali.

Immagine di un match tra Scozia e Inghilterra del 1875
Si noti la traversa in nastro di stoffa
Il Queen's Park FC promosse infatti nei mesi successivi la formazione della Scottish Football Association, siglata il 13 marzo 1873 insieme ad altri otto club. A essa seguì la fondazione della Football Association of Wales nel 1876 e, infine, della Irish Football Association nel 1880. Ogni associazione puntò ad organizzare le proprie attività intorno a un torneo ricalcato sul modello della FA Challenge Cup e a favorire l’organizzazione di match internazionali tra le rispettive rappresentative. Nel dicembre del 1882 i quattro organi di governo si accordarono per stabilire delle comuni regole di gioco, dando vita a un organismo permanente, l’International Football Association Board (tuttora custode del regolamento), e al primo torneo da giocarsi tra le cosiddette “Home Nations”, vale a dire il British Home Championship. A cadenza annuale, il torneo interbritannico tra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda (dal 1921 la sola Irlanda del Nord), durò un secolo dal 1884 al 1984, e a vincerne la prima edizione furono gli scozzesi [vedi].

Il pallottoliere 2012-2013: agosto

Il calcio come specchio della società

Roma, 1° agosto 2012: ultras della Juventus hanno accolto il procuratore Stefano Palazzi all'inizio del processo sul calcio scommesse al Foro Italico a Roma, con cori di scherno e frasi quali "giù le mani da Conte", "buffone", e hanno mostrato uno striscione con scritto "Palazzi uomo di merda". Dove è finito lo stile Juve?

Germania, 4 agosto 2012: in una stazione di servizio autostradale gli ultras dell'Eintracht Trier e del SC Friburgo II hanno dato vita a una rissa di massa, che fa seguito agli scontri violenti tra gli ultras dell'Hansa Rostock e dell'Halle, che avevano scelto come teatro la stazione ferroviaria di Würzburg il 28 luglio scorso; la prima giornata della terza divisione era stata invece festeggiata ad Halle il 21 luglio dagli ultras del FC Kickers Offenbach con il lancio di una bomba carta nel settore di quelli della Hallescher FC Chemie. Un avvio di stagione teutonico davvero coi botti.

La composta esultanza di Adis Jahovic
Svizzera, 5 agosto 2012: nella partita di seconda divisione tra il Biel e il Wil 1900, il centravanti macedone di quest'ultima, Adis Jahovic, ha minacciato di morte l'arbitro che lo aveva espulso. "Se ti rivedo ti ammazzo", il cordiale arrivederci. 10 giornate di squalifica per "minacce all'arbitro e grave condotta antisportiva". L'integrazione multietnica nelle placide valli cantonali.

Palermo, 6 agosto 2012: il giocatore argentino del Palermo, Nicolas Bertolo, è stato fermato dalla polizia stradale alle 5 di mattina in pieno centro della città dopo non aver risposto a uno stop ed essersi dato alla fuga in contromano; il giocatore era in auto, alla guida, insieme con altri compagni di squadra (di cui non sono stati rivelati i nomi); sottoposto al test alcolemico, è risultato positivo con valori 1,90 e 1,70, che comporterebbero fino a 6.000 euro di multa, da 3 a 12 mesi di carcere, la sospensione della patente da 12 a 24 mesi, e la confisca dell'auto in caso di condanna; Bertolo si è tolto la maglietta, ma invece che esultare come dopo un gol ha messo le mani addosso ai poliziotti. Risultato: denuncia, ritiro della patente e sequestro dell'auto. E fin qui nulla di sorprendente, visto l'ambiente ben educato e di buone maniere tipico della pedata. Come non lo può non essere la consueta, adeguata, reazione del presidente del Palermo, Zamparini ("una ragazzata"), per il quale evidentemente i giovani (magari anche i suoi figli) sono soliti comportarsi così. Ma ci si è messo anche il dt della società, Perinetti: "di questi casi se ne registrano quotidianamente". Evidentemente a Palermo hanno una percezione particolare del quotidiano notturno ed alcolico, e del comportamento da tenere nei confronti delle forze dell'ordine (che, sia detto, ci sono e fanno il loro ingrato lavoro a ogni ora). In soli otto giorni i giocatori rosanero hanno già totalizzato due punti nel nostro pallottoliere, senza nemmeno scendere in campo. Complimenti.

Salerno, 7 agosto 2012: l'"amichevole" tra Salernitana e Lazio è festeggiata dagli ultras  campani con un agguato ai pullman dei tifosi laziali: tre feriti il bollettino ordinario. Va dato atto a Claudius Lotitus di essere un impavido; non solo ha il coraggio di fare il presidente della Lazio, facendosi proteggere da una scorta per fronteggiare le intimidazioni degli ultras biancocelesti, ma ora ha comprato pure la Salernitana. Per organizzare altri giochi gladiatorii.

New York (Italia), 8 agosto 2012: a New York, in amichevole, il Milan è travolto 1:5 dal Real Madrid. Adriano Galliani a fine partita si aggira con aria truce a bordo campo con in mano una mazza da baseball (gentile omaggio degli Yankees). "Cambiare 9 giocatori su 11 contro il Real Madrid è stato un errore grave dell'allenatore e ora vado a dirglielo" sibila ai giornalisti, rincarando la dose: "Siamo a New York [inoppugnabile], c'è tutto il mondo che ci guarda [esagerato], non si possono fare certe figuracce [auspicabile]. Questa non è l'amichevole di Solbiate Arno [vero, e la citazione è colta], mi meraviglia che nessuno l'abbia capito [opinabile]. Sono incazzato come una iena [politically incorrect]. Per favore scrivetelo [ordine eseguito doviziosamente da tutti i media (italiani, gli altri se impippano, giustamente)]". Non si segnalano randellate all'allenatore livornese. Ed è già qualcosa.

San Juan (Argentina), 8 agosto 2012: la Nike ha installato un sismografo nello Estadio del Bicentenario dove si giocava la finale della Copa Argentina tra Boca Juniors e Racing de Avellaneda (2:1). Dopo la rete dell'1:0 segnata dal "Tanque" Silva è stato registrato un tremore pari a 6,4 gradi della scala Richter. Una tifoseria davvero animata.

La Pulce ubriaca
Barcellona, 9 agosto 2012: messa subito in rete la foto di Lionel Messi ubriaco, sostenuto da Xavi Hernández, all'uscita da un locale di Gothenburg, in Svezia, dove i catalani avevano appena giocato l'amichevole di lusso con il Manchester United. La Pulce, dunque, non alza solo le coppe.

Milano (Croazia), 9 agosto 2012: l'orda dei tifosi dell'Hajduk Spalato ha invaso Milano in occasione della partita di ritorno dei preliminari di Europa League contro l'Inter. Nel pomeriggio, in centro, un arresto per furto di "generi alimentari" (alcolici, evidentemente) in un supermercato. La sera, nei pressi dello stadio, scontri tra 150 ultras croati e polizia, che ne ha impedito il contatto con gli ultras nerazzurri. Cariche e lacrimogeni: 3 agenti feriti, 1 arresto e 33 fermati. Dentro allo stadio i soliti fumogeni della sedicente "torcida 1950". Come mai a Spalato il 2 agosto non si era visto nulla del genere? Polizia croata più abile a contenere? O i soliti barbari che vogliono farsi riconoscere all'estero?

Lecco, 9 agosto 2012: alla presentazione della squadra locale, serie D, i giocatori sono stati insultati e, alla prima reazione verbale (a conferma della contiguità culturale tra teppisti e pedatori), aggrediti a calci e pugni dagli ultras nell'antistadio, dandosi poi alla fuga da un'uscita secondaria. Il motivo? Ostilità verso il nuovo proprietario, l'italo americano Joseph Cala, che ha commentato la vicenda eticamente ("A Lecco non è possibile fare calcio, pagatemi quel che ho speso: 100 mila euro"). L'allenatore Stefano Franciosa ha invece constatato l'ovvio ("È vergognoso"), ma anche l'ineffabile: "Alcuni giocatori non erano nemmeno tesserati". Forse bastava esibire il tesserino per non essere menati?

Russia (UEFA), 9 agosto 2012: accolto il ricorso della Russia contro la penalizzazione di 6 punti in caso di ulteriori violenze dei suoi ultras nelle partite della nazionale, dopo quelle che avevano già impreziosito Euro 2012. I tartufi maturano anche nella siccità agostana, soprattutto quelli della specie Helvetica nyonensis.

Croazia (Milano), 10 agosto 2012: al processo per direttissima agli ultras croati fermati dalla polizia a Milano per le violenze della sera prima, il giudice Beatrice Secchi ha assolto 25 dei 28 arrestati (tra croati doc e tedeschi e francesi di origine croata, tutti tra i 21 e i 26 anni: nella notte la polizia, tra il preveggente e lo scorato aveva già rilasciato 5 fermati), denunciati per "aggressione organizzata e premeditata ai danni dei tifosi dell'Inter" e "per contrapposizione alle forze dell'ordine", alcuni con formula dubitativa a causa della difficoltà di individuare i responsabili dei disordini, altri perché il fatto non sussiste. Solo 3 teppisti sono stati condannati per resistenza a pubblico ufficiale a 3, 4 e 6 mesi di reclusione. Con pena sospesa. Quando si dice la certezza della pena.

Joseph Cala ai tempi della parata salernitana
tra TV locali e concessionarie auto
Lecco, 10 agosto 2012: ora è il turno dell'italo americano Joseph Cala, pittoresco presidente del Lecco (che nel febbraio 2011 aveva provato a rilevare la Salernita per poi dileguarsi dopo nemmeno due settimane), a dichiarare alla stampa di essere stato aggredito dagli ultras: "sei o sette criminali mi hanno picchiato e minacciato affinché io me ne vada". Alla polizia però non risultano denunce e al pronto soccorso il suddetto è stato refertato con un codice bianco, senza segni di ecchimosi e tumefazioni. Ancora Cala: "se mi danno 100.000 euro, lo ripeto, me ne vado. Ma voglio i soldi, non le chiacchiere. Sono 60.000 euro di spese, più la fideiussione che ho versato". Le origini sono palesemente italiche. Con sospetto di ascendenze scozzesi però.

Dusseldorf (Portogallo), 11 agosto 2012: nell'amichevole giocata a Dusseldorf contro il Fortuna, il capitano del Benfica, Luisao, ha colpito l'arbitro tedesco Christian Fischer per evitare che estraesse il cartellino rosso contro il compagno di squadra Javi Garcia: caduto per terra, l'arbitro ha perso conoscenza per alcuni secondi. Partita sospesa al 39°, esposto del club tedesco all'UEFA, e denuncia penale in arrivo da parte dell'arbitro. Un clima amichevole.

Pechino (Italia), 12 agosto 2012: l'antefatto è ormai noto. Per protesta contro l'espulsione dei giocatori Pandev e Zuniga e dell'allenatore Mazzarri nel corso della finale della Supercoppa italiana contro la Juventus, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentis ha ordinato alla squadra di disertare la cerimonia di premiazione, presieduta dagli ospiti cinesi, e di osservare il silenzio stampa. E fin qui siamo alle buone maniere, dopo la sceneggiata napoletana in campo. Ma Aurelio non poteva non esternare. Un florilegio: "Ho deciso di dare a ciascun giocatore un premio di 20.000 euro, perché i vincitori morali di questa Supercoppa [vinta "sul campo", anche questa, dalla Juve] siamo noi"; "la partita è stata gestita con un piglio di severità scolastica, che è tipico di noi italiani"; "vorrei sapere da chi ha preso lezione di lingua macedone il guardalinee che ha fatto espellere Pandev"; "questa Supercoppa italiana non vale niente per come è organizzata: è solo una festa pacchiana per i quaranta delegati della Lega inviati in Oriente"; "in Italia avremmo incassato una decina di milioni di euro, invece che una manciata di yuan"; "abbiamo perso una buona occasione per esportare un'immagine inappuntabile del nostro calcio all'estero"; "per tutto questo ci sono due responsabili: la Lega e Mazzoleni, il cui comportamento non ha fatto bene al nostro calcio". Arridatece Gaucci ...

Portogallo, 13 agosto 2012: in un intervista alla rete televisiva SIC (nomen omen), Josè Mourinho ha dichiarato: "Più che Special One mi dovrebbero chiamare Only One, cioè l'Unico. Che piaccia o no sono l'unico allenatore che è riuscito a vincere i tre campionati più importanti: inglese, italiano, spagnolo. Adesso che ho vinto praticamente tutto nei club in cui ho allenato sono sempre meno egoista e egocentrico". Ha detto tutto.

Zahia Daher mostra la sua linea
Francia, 14 agosto 2012: i giocatori della nazionale francese Franck Ribéry e Karim Benzema sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di sfruttamento della prostituzione giovanile per aver avuto rapporti sessuali due anni fa con una ragazza minorenne, tale Zahia Daher di origini algerine. E di indubbia professione all'epoca dei fatti, secondo i giudici. Il "corpo del reato", come lo chiama la stampa francese, o l'"oggetto di lusso", come lo chiama il suo Pigmalione, l'ormai ottuagenario, Karl Lagerfeld, è adesso una stilista. Non rinomata, certo, per lo stile.

Cipro (UEFA), 14 agosto 2012: l'Anorthosis Famagosta è stata squalificata dall'UEFA per gli incidenti provocati dai suoi ultras durante la partita con i georgiani del Dila nel terzo turno dei preliminari di Europa League. Saranno i georgiani a disputare i play-off al loro posto. Cipro non è la Russia, ovviamente, secondo i tartufi di Nyon.

Sydney, 14 agosto 2012: durante la partita tra Sydney FC e Macarthur Rams, un bambino è rimasto ferito dal lancio di una pietra sugli spalti. L'idiozia non conosce latitudini. Come ovvio.

Londra, 15 agosto 2012: ufficializzato il passaggio di Robin Van Persie dall'Arsenal al Manchester United, fioccano i commenti. L'ormai ex compagno di squadra Eboué avrebbe cinguettato: "Nessun rispetto, nessuna pietà per un asino olandese. Non posso rispettare un capitano che lascia la nave. Wenger ha venduto un giocatore finito a un ottimo prezzo. Van Persie non sarà mai più lo stesso". Se l'asino è davvero finito perché prendersela allora?

Villar Perosa, 16 agosto 2012: nel giorno della festa familiare juventina, il presidente della Exor (che controlla la Juventus), John Elkann, ha provato a dare una lezione di morale all'ambiente napoletano: "Il Napoli prenda esempio da Cammarelle", il pugile italiano che alle Olimpiadi di Londra ha accettato compostamente la decisione arbitrale che gli ha attribuito solo la medaglia d'argento. Elkann invoca dunque lo spirito olimpico. Proprio lui che ha a approvato la stampa all'interno delle maglie stagionali ufficiali della Juventus il motto caro a Boniperti: "Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta". De Coubertin è solo un'opinione, evidentemente, sotto le Alpi.

Napoli, 17 agosto 2012: nello scontro tra Juventus e Napoli scende in campo anche l'ex presidente della società partenopea, Corrado Ferlaino, che ricorda ad Elkann come debba "ancora imparare lo stile di Agnelli. Non avrebbe polemizzato in pubblico". Altri tempi, in effetti.

Londra, 17 agosto 2012: il giocatore brasiliano dell'Arsenal, André Santos, è stato arrestato dalla polizia metropolitana "con l'accusa di guida pericolosa e a settembre dovrà presentarsi una stazione di polizia di Londra", come ha dichiarato un portavoce. Secondo il "Sun", Santos ero stato inseguito dopo aver sfrecciato ad oltre 200 km all'ora in mezzo al traffico alla guida della sua Maserati GranTurismo, e finalmente fermato a circa 500 metri dal campo di allenamento dei Gunners, a London Colney. Se riconosciuto colpevole rischia due anni di carcere. Pare che non si sia tolto la maglietta come ha fatto un altro sudamericano 3.000 km più a sud, e che non fosse nemmeno sbronzo. Solo stupido.

Napoli, 18 agosto 2012: esterna anche l'allenatore del Napoli, Walter Mazzarri: "Da che pulpito viene la predica? Parla una società che dice di aver vinto 30 scudetti nonostante le sentenze della giustizia sportiva gliene attribuiscano 28. Sarebbe meglio tacere". Con stilettata: "non siamo rientrati per la premiazione perché eravamo già sotto la doccia", la stessa frase che usò Marcello Lippi per giustificare la mancata partecipazione della Juventus alla premiazione della Supercoppa vinta dalla Lazio nel 1998. E chiosa: "se avessimo dovuto assistere in campo alla premiazione degli arbitri non so cosa sarebbe potuto accadere. Chissà in quanti sarebbero stati squalificati". Cornuto e mazziato, per usare le sue stesse parole.

Alan Pardew a colloquio con Peter Kirkup
Newcastle, 18 agosto 2012: durante la partita tra Newcastle e Tottenham, l'allenatore dei Magpies, Alan Pardew, designato come migliore allenatore della Premier League nella stagione passata, ha spintonato il guardalinee Peter Kirkup per contestare una rimessa laterale. Deferito dalla FA per cattiva condotta, nonostante si fosse scusato subito dopo il fischio finale, attende ora due giornate di squalifica. E fin qui nulla di nuovo. Il lato divertente di questo brutto episodio lo ha svelato l'interessato. "I was just saying to the players about the great Olympics and how to set an example and there's me pushing the linesman over. It was comical". Aplomb british recuperato in corner.

Svizzera (FIFA), 18 agosto 2012: Nel luglio sorso il presidente della FIFA, Joseph Blatter (rieletto nel 2011 per la quarta volta), aveva disposto l'istituzione di una commissione etica all'interno dell'ente per sedare le periodiche le voci di corruzione che vedono protagonisti i suoi membri, affidandone la direzione al magistrato tedesco Joachim Eckert. Il quale ieri ha dichiarato al settimanale tedesco "Focus": "La federazione deve generare una trasparenza totale e sottoporsi alla revisione dei flussi finanziari", mentre la commissione etica dovrà poter "seguire i flussi di denaro fino ai conti particolari", e i "membri della Fifa dovranno essere obbligati a darci informazioni" ed in caso contrario, subiranno delle multe o perfino "l'esclusione dalla federazione". E fin qui, tutto giusto e ovvio. Corollario: "Nei miei giudizi non posso fare differenze per il nome che ha una persona. Questo vuole dire nel caso di Blatter che o indaga e chiarisce tutto o va via". Ullalalà.

Bilbao, 18 agosto 2012: una mano anonima ha lasciato scritto sulla vetrina del negozio dell'Athletic, in centro città: "morte a Llorente, spagnolo", reo, agli occhi degli ultras nazionalisti locali, di lesa maestà basca per aver deciso di andare a giocare in una squadra straniera di maggiori ambizioni non rinnovando il contratto con il club. Ma quando giocava e segnava con la maglia bianco rossa, Fernando Llorente, era spagnolo o no?

Turchia, 19 agosto 2012: le mani addosso agli arbitri non si mettono solo a Dusseldorf e a Newcastle, ma anche a Istambul. Finale dalla Supercoppa turca tra Fenerbahçe e Galatasaray, il 12 agosto scorso: al 67° minuto il centrocampista del Gala Engin Baytar spinge l'arbitro Cuneyt Cakir e viene regolarmente espulso. Oggi le 11 giornate di squalifica inflitte dalla commissione disciplinare. Staremo a vedere come finirà l'appello ...

Daniel Monteiro Abreu e Alessanderson Piedade Motta,
gli ultras del Flamengo accusati dell'omicidio di Diego Martins Leal.
Povero Che ...
Rio de Janeiro, 19 agosto 2012: prima del derby tra Flamengo e Vasco da Gama, in una rissa tra ultras, è stato ucciso con 5 colpi di pistola e una coltellata un sostenitore 29enne del Vasco, Diego Martins Leal. E' il primo morto ufficiale della stagione. La polizia ha arrestato i presunti assassini.

Malta (UEFA), 20 agosto 2012: il centrocampista della nazionale maltese Kevin Sammut è stato condannato dall'UEFA a 10 (dieci) anni di squalifica per aver venduto il match di qualificazione a Euro 2008 contro la Norvegia terminato 4:0 per gli scandinavi con tre reti negli ultimi 18 minuti. Il giocatore nega ogni addebito e rimarca come fu sostituito alla fine del primo tempo. La sua Federazione ritiene invece che "non si può truccare una partita da soli", e ritiene che ci siano anche altri giocatori coinvolti. Magari norvegesi? Speriamo si astengano da ogni patteggiamento.

Ajaccio, 20 agosto 2012: per gratificare i giocatori che hanno inchiodato il Paris Saint Germain sullo 0-0 nella seconda giornata della Ligue 1, il presidente dell'Ajaccio, Alain Orsoni, ha deciso eccezionalmente di stanziare un premio partita di 300 (trecento) euro per ciascuno dei suoi prodi. Senza nemmeno giocare, Ibra ha guadagnato l'equivalente in 13 minuti, e Thiago Silva in 17.

Avellaneda (Buenos Aires), 20 agosto 2012: sconosciuti hanno appiccato un incendio di fronte alla sede del Club Atlético Independiente, procurando ustioni di primo grado a un poliziotto accorso nel tentativo di spegnere l'incendio. L'episodio è stato ricondotto dagli inquirenti al confronto in atto tra gli ultras della squadra (che aveva perso la sera prima il derby con il Racing) e il presidente della società, Javier Cantero, ritenuto responsabile della cattiva classifica. Si noti: 2 punti dopo sole tre partite.

Rio de Janeiro, 20 agosto 2012: il grande giocatore brasiliano della fine del secolo scorso Romario, che vantava un credito di 50 milioni di reais (20 milioni di euro) dal Vasco de Gama, dove ha disputato le sue ultime partite come giocatore e le prime da tecnico (prima di darsi alla politica: ora è deputato eletto nelle file del partito socialista, e sta denunciando la corruzione che si cela dietro alla grande torta dei mondiali del 2014), ha ottenuto dal giudice il sequestro del 5% del cartellino dei giocatori del club Dedé, Nilton, Felipe Bastos ed Eder Luis. Una concezione patrimoniale del potere.

Ched Evans entra in tribunale insieme alla mamma
Sheffield, 21 agosto 2012: l'ex bomber dello Sheffield United, il gallese Ched Evans, condannato a 5 anni di prigione per stupro lo scorso aprile, ha visto respinto l'appello di primo grado. La condanna gli è stata inflitta per avere violentato una teenager ubriaca. Al solito, il punto è la consensualità o meno della vittima. Il peggio è però arrivato dopo la condanna iniziale: alcuni "tifosi" della squadra lanciarono su Twitter l'hashtag #JusticeForChed, accusando la vittima di essere la sola responsabile, e il compagno di squadra di Evans, Connor Brown, definì la ragazza una "money-grabbing little tramp". Pare che la polizia postale inglese abbia poi arrestato gli autori dei tweet più offensivi. Non è la prima volta che i calciatori inglesi si macchiano di queste prodezze: c'è da chiedersi se si tratti di una specialità locale o se la repressione sia più attenta che altrove. Eterno dilemma degli storici della giustizia.

Macedonia (UEFA), 21 agosto 2012: due giocatori della squadra macedone del Rabotnicki, Milovan Petrovic e Dino Najdoski, hanno vista confermata la condanna a un anno di squalifica per doping, insieme al fisioterapista Darko Velcevski e al medico sociale Mihajlo Ivanovski (sospesi, rispettivamente, per tre e due anni). Il tutto nasce dai rituali controlli disposti dall'UEFA al termine delle partite: quella in questione era il play-off di Europa League contro la Lazio del 18 agosto 2011. Il Rabotnicki è stato bandito da ogni competizione calcistica europea per i prossimi quattro anni e multato per 30.000 euro. Come era finito il match con i laziali? 6:0 per questi ultimi. Una pozione magica.

São Paulo, 21 agosto 2012: Neymar, la stellina strapagata del Santos, già proprietario di uno yacht da 6 milioni di euro, avrebbe deciso di comprarsi anche un elicottero per spostarsi nella megalopoli ed evitare i semplici bipedi e il traffico. E' il Brasile ruggente.

Mosca, 21 agosto 2012: durante la partita valevole per i playoff di Champions League tra lo Spartak e il Fenerbahçe, gli ultras moscoviti hanno ostentatamente bruciato in tribuna un ritratto di Kemal Ataturk, padre laico della patria turca, suscitando lo sdegno di tutto un paese. Nei giorni successivi hacker turchi hanno violato il sito della squadra russa lasciando un messaggio inequivocabile: "nessun crimine resterà impunito". Ora si attende serenamente il ritorno a Istanbul ...

Santiago del Cile, 21 agosto 2012: buone nuove per Maksim Molokoedov, ex giocatore russo del FK Pskov 747, un club della terza divisione russa, che era stato arrestato dalla polizia aeroportuale cilena dopo che gli erano stati trovati addosso 6 kg di cocaina mentre stava tornando a casa dopo una tournée nel 2010. Condannato a 3 anni di reclusione per traffico internazionale di droga, ne ha scontati 2 con buona condotta nel carcere di Santiago. Distintosi in un torneo carcerario, è stato adocchiato da un osservatore del Santiago Morning, squadra di seconda divisione cilena, che è riuscito a metterlo sotto contratto per 6 mesi, ottenendo il permesso di allenarsi e di giocare le partite della squadra, scortato da due guardie carcerarie, incaricate di riaccompagnarlo in cella la sera. "Abbiamo fatto un'eccezione perché un tale talento non merita di andare sprecato. E' davvero fortissimo", ha dichiarato il portavoce del penitenziario, confortato dalla doppietta nella prima partita disputata. Una "buona pratica" calcistica, dunque.

Edensor Park (Sydney), 22 agosto 2012: durante l'incontro tra Western Sydney Warriors e Sydney United, due uomini hanno lanciato un petardo tra la folla, che ha reagito costringendo la polizia a intervenire con spray urticanti per placare gli animi. DASPO di 5 anni per gli irresponsabili. Questo il clima anche dei derby tra canguri.

I modi edificanti di José Mourinho: acqua passata per la RFEF
Spagna, 22 agosto 2012: molti ricorderanno le gesta di Mourinho nella finale di ritorno della super coppa spagnola dello scorso anno (un dito in un occhio del malcapitato "Pito" Villanova), e le risse tra i giocatori, istigati dall'allenatore lusitano. Piovvero indignazioni e squalifiche: per Mourinho, per lo stesso Villanova (por qué?), per Marcelo, Ozil e Villa. E' passato un anno, e la Spagna ha conosciuto quel che ha conosciuto. Oggi si scopre che la federazione spagnola ha condonato le pene a tutti. Tarallucci iberici.

Benin (FIFA), 23 agosto 2012: la FIFA ha squalificato per un anno da tutte le competizioni il calciatore del Benin Khaled Adenon, che milita nel Mans (serie B francese), per avere aggredito l'arbitro della partita tra Ruanda e Benin del 10 giugno scorso, valevole per le qualificazioni della Coppa del Mondo 2014. Pugni senza frontiere.

Buenos Aires, 23 agosto 2012: sparatoria tra ultras del Boca Juniors per il controllo della curva. Due feriti gravi. Nulla al confronto della penultima sfida all'OK corral platense del 26 maggio scorso: 1 morto, 7 feriti e 9 arresti tra ultras del Lanus e degli All Boys. Piombo e arena.

Swindon, 23 agosto 2012: lo Swindon Town, club di terza divisione, ha deciso di rescindere il contratto del 29enne portiere Luke McCormick, uscito di prigione nel luglio scorso dopo aver scontato 4 dei 7 anni e 4 mesi di pena per aver ucciso in un incidente d'auto in stato di ebbrezza ("like an idiot" ammise durante il processo) i fratellini Aaron e Ben Peak, di 10 e 8 anni. Inizialmente il club aveva offerto al suo ex giocatore un reinserimento in squadra, ma la famiglia dei bambini aveva commentato: "Swindon might be a family club, but now they're hiring a man who has torn my family apart". Il commento odierno dell'allenatore Paolo Di Canio: "We were happy to help a person who had paid his price. But I don't think it was right to sign him as we are not a recovery clinic". Una storia triste, da tutti i punti di vista.

Salonicco, 23 agosto 2012: prima della partita dei playoff di Europa League tra PAOK e Rapid Vienna invasione di campo da parte degli ultras greci che lanciano razzi contro quelli austriaci, che rispondono stando al gioco [vedi: 1 - 2]. Tre partite a porte chiuse per il PAOK e una per il Rapid, ma non per la partita di ritorno, che sarà giocata a spalti esauriti. L'inadeguatezza delle pene UEFA.

São Paulo, 24 agosto 2012: secondo "Forbes", Neymar da Silva Santos Júnior, più noto come Neymar, la stellina del calcio brasiliano, rischierà presto la bancarotta. A fronte di un reddito di 8 milioni di dollari (tra salario e sponsor vari), negli ultimi 2 anni il 20enne attaccante del Santos avrebbe condotto una vita assai dispendiosa: acquistati 3 appartamenti e 1 flat a São Paulo e una villa sulla costa per complessivi 2,900 milioni, una Porsche Panamera Turbo da almeno 400.000 dollari, e lo yacht (pare di seconda mano) da 8 milioni; alla madre di suo figlio ha acquistato un attico da 1 milione, sempre a Santos, e le passa 15.000 dollari al mese per collaborare alla spese di svezzamento del pargolo; infine le sue spese spicciole ammonterebbero a 120.000 dollari l'anno. I conti in tasca dettagliano anche il decremento di valore di tutta l'impresa: tra il 5 e il 10% l'anno. Contemporaneamente l'ex campione Adriano, appena tornato a giocare al Flamengo con un contratto a rendimento, ha ammesso in un'intervista a Rete Globo che, ai tempi dell'Inter, "avevo sette auto in garage, tra Ferrari e Porsche, e guadagnavo 7 milioni all'anno". Astenersi dai commenti moralisti?

Inghilterra, 25 agosto 2012: il giocatore del West Ham Carlton Cole è stato vittima di insulti razzisti via Twitter dopo la pesante sconfitta per 0:3 patita dallo Swansea. Cole aveva "retweeted" i messaggi, commentando "just say that, whether i am crap or had a bad game has nothing to with my race, creed or religion. lets just keep it FOOTBALL. Kapeesh?". L'efficiente polizia postale ha rintracciato e arrestato il razzista, un 22enne che risiede nel sud dell'Inghilterra, che aveva cominciato a insultare via Twitter alcuni giocatori degli Hammers nel corso del match. La mamma è sempre incinta.

Gonzalo Gerardo "El Pipita" Higuaín alle visite mediche
prima di sottoscrivere il contratto con il Real Madrid,
che lo acquistò nell'estate 2007 dal milionario FC Locarno
Argentina - Svizzera, 25 agosto 2012: L'Afif, l'amministrazione fiscale argentina ha denunciato alla FIFA e alla Federcalcio argentina un colossale giro di affari illegale sul trasferimento di decine di giocatori da società argentine a club stranieri, attraverso la triangolazione con compagini uruguiane, cilene e svizzere (paesi dal regime fiscale più favorevole). A 146 procuratori è stato bloccato il codice fiscale, e 12 giocatori sono stati tenuti precauzionalmente fuori squadra dai club. Tra i casi sotto esame anche quelli di Facundo Rocaglia, appena ceduto dal Boca Junior alla Fiorentina e di Carlos Matheu e Facundo Parra atalantini provenienti dall'Independiente. La reazione della società è la minaccia di serrata, con il blocco della prossima giornata di campionato. Tra i club indagati è anche il FC Locarno, che nel 2007 tesserò Gonzalo Higuain dal River Plate per poi girarlo al Real Madrid: già all'epoca la "Gazzetta" sollevò il velo [leggi]. Resta un interrogativo: come mai quando si parla di evasione fiscale scende in campo regolarmente la Svizzera?

Pozarevac (Serbia) 26 agosto 2012: il 41enne ct del Kuwait, Goran Tufegdzic (che nel 2010 aveva guidato gli arabi alla conquista della Coppa del Golfo), è stato gravemente ferito da un colpo d'arma da fuoco nel corso di una accesa lite con alcuni vicini di casa, nel paese di origine dell'allenatore. Causa del litigio un apprezzamento di terreno conteso tra le due famiglie. Al culmine del diverbio, un 86enne avrebbe estratto l'arma e colpito al petto Tufegdzic, che ora giace in pericolo di vita in ospedale di Belgrado. Da sempre, in campagna, la proprietà di terre contese è causa di liti, aggressioni e violenze, con morti e feriti. E anche per gli allenatori è difficile trovare la tattica giusta per evitare gli attacchi avversari.

Pomigliano d'Arco, 26 agosto 2012: la gara di Coppa Italia Lega Pro tra Pomigliano e Savoia è cominciata in ritardo a causa del lancio in campo di alcuni petardi da parte degli ultras oplontini (cui era già stata vietata la trasferta a Ragusa in seguito a scontri inscenati a Pozzuoli). Fin qui la triste ordinarietà, non fosse stato che un volontario della Protezione Civile, il 24enne pomiglianese Pasquale Beneduce, ha raccolto un petardo credendo che fosse un fumogeno. Il petardo gli è scoppiato in mano, causandogli la perdita di pollice e indice. Ovviamente lo "spettacolo è dovuto andare avanti": 2:3 il risultato finale, nell'entusiasmo dei responsabili.

Rio de Janeiro, 26 agosto 2012: la polizia ha arrestato 21 ultras del Fluminense della banda 'Young Flu', dopo averli colti in flagrante mentre aggredivano due tifosi del Vasco da Gama, con l'accusa di lesioni fisiche, associazione a delinquere e corruzione di minorenni. La madre di uno degli arrestati ha dichiarato che considera la tifoseria cui appartiene il figlio una fazione criminale: ''Escono di casa per uccidere i rivali''. Il dolore di una madre.

Bergamo, 26 agosto 2012: durante la partita tra Atalanta e Lazio, gli ultra lombardi hanno scandito cori contro la Lazio. Dalla sentenza del giudice sportivo Gianpaolo Tosel veniamo a sapere che sono costati 5.000 euro di multa al club bergaimer perché contenevano frasi "di discriminazione territoriale". Nuova variante del politicamente corretto pallonaro.

Inghilterra, 27 agosto 2012: il cugino del giocatore dell'Aston Villa Darren Bent, un poliziotto dal nome Richard Bent, è stato arrestato con l'accusa di avere sottratto gioielli e preziosi a persone decedute. Capita. Ma il problema è che ha sostenuto che gli oggetti di valore rinvenuti nel suo appartamento sarebbero un regalo del calciatore. Parenti pericolosi.

Tunisia, 27 agosto 2012: il club tunisino dell‘Etoile du Sahel è stato squalificato dalla CAF per l'edizione in corso della Champions League africana, in seguito alle violenze scatenate dai suoi ultras nel corso del derby contro l’Esperance nella quarta giornata della fase a gironi, che hanno costretto l'arbitro a sospendere la partita al 71° sul punteggio di 2-0 per gli ospiti. Il presidente dell'Etoile, Ridha Charfeddine, ha provato a giustificarsi con il trito luogo comune che il club sarebbe stato "vittima delle violenze dei tifosi e non complice, perché abbiamo ridotto gli ingressi allo stadio, assunto vigilantes per migliorare i controlli: cosa potevamo fare di più?”. Siamo alle solite, ma dovremmo imparare anche in Europa dagli africani: va spezzato il legame ambiguo e corrotto tra società e ultras.

Argentina, 27 agosto 2012: bilancio settimanale delle violenze tra i "barras bravas": 12 feriti per colpi di arma da fuoco e una ventina di arresti. Due fazioni della "12", storico gruppo ultra del Boca, si sono scontrate in autostrada, tra Buenos Aires e Santa Fé, in una bolgia tra circa mille energumeni. Rissa sugli spalti dell'Estadio Jose Manuel Moreno di Merlo, invece, tra gli ultras del Deportivo lacale e quelli del Boca Unidos.

La Ferrari di Cristiano Ronaldo risagomata dal proprietario
Manchester, 28 agosto 2012: sir Alex Ferguson ha vietato a tutti gli under 23 del Manchester United di guidare auto potenti e veloci, a cominciare da quelle fornite dal nuovo sponsor della squadra, la Chevrolet, mentre i più anziani dovranno avere la sua approvazione. Non è una decisione bizzarra: l'8 gennaio 2009, l'allora 23enne Cristiano Ronaldo distrusse la sua Ferrari andandosi a schiantare in pieno giorno contro un guardrail all'interno di un tunnel. Test alcolemico negativo, ma dopo sei mesi la stellina venne venduta altrove.

Inghiterra - Italia (via Bulgaria), 29 agosto 2012: è una giornata già passata alla storia della deontologia pallonara. L'attaccante bulgaro del Manchester United Dimitar Berbatov è invitato a recarsi a Firenze per svolgere le visite mediche e firmare il contratto che lo legherà alla Fiorentina, dopo che le società hanno trovato l'accordo per la cessione. Malauguratamente (?) non esiste un volo diretto da Manchester a Firenze: fosse così, forse (?) non sarebbe successo quello che è successo. Scalo a Monaco di Baviera: qui il giocatore non prende il volo per Firenze, dove è atteso inutilmente dai dirigenti viola (di rabbia?) e da tifosi pronti a mettergli la sciarpa al collo come da cliché (condito di "non vedevo l'ora di giocare con questa maglia"). Invece no, succede qualcosa. Cosa, lo veniamo a sapere qualche ora dopo, da un comunicato apparso sul sito della Fiorentina: "ACF Fiorentina comunica che l'operazione di acquisizione del calciatore Dimitar Berbatov è saltata definitivamente dopo che era stato definito un accordo con il Manchester United e dopo che era stata raggiunta un'intesa verbale con il calciatore sul suo contratto. Nella giornata di oggi, il calciatore si era imbarcato, in compagnia del suo procuratore e con biglietti pagati dalla Fiorentina, su un volo diretto a Firenze. Ma a Firenze il giocatore non è mai arrivato. A causa di operazioni spericolate e arroganti di altre società, che niente hanno a che fare con i valori della correttezza, del fair play e dell'etica sportiva e che si collocano oltre i confini della lealtà" [fonte]. Come è successo con Zeman e il caso Conte, chissà come mai, pur non essendo citata esplicitamente, è la Juventus a sentirsi tirata in ballo: l'Ad Marotta dichiara a SKY poco dopo cadendo dalle nuvole: "Rimando al mittente le parole del comunicato della Fiorentina. Sono cose normalissime, sono dinamiche di mercato che accadono negli ultimi giorni. Ci siamo avvicinati allo United quando abbiamo appreso che il giocatore aveva rifiutato la Fiorentina e poi abbiamo contattato l'agente del giocatore. La nostra idea è nata nel corso della giornata, io conosco bene l'amministratore delegato dello United e per motivi diversi avevo appreso questa decisione di cedere il giocatore" [fonte]. La cosa buffa è che a quell'ora il bulgaro non aveva nemmeno raggiunto Torino, ma era tornato in Inghilterra, accettanto (forse) un'offerta sopravvenuta del Fulham. Seguono 48 ore di nebbia, in cui pare (?) che il giocatore abbia sostenuto le visite mediche col Fulham. Ma è sir Alex Ferguson a mostrarsi dubbioso sugli esiti: "Ancora non so niente. Non c'è stato nessun contatto con lui. Abbiamo pensato che fosse in Italia, ma abbiamo scoperto che non è così. Potrebbe essere ovunque. Voglio dire davvero questo. Non sarei sorpreso se fosse al Tottenham. Ci sono voci che girano, ma non credo ci sia l'accordo col Fulham, mettiamola così". Cosa c'entra il Tottenham? Pare che l'ineffabile Berbatov - ma dovremo dire, probabilmente (?), i suoi "procuratori" (eufemismo) Emil Ivanov Dantchev e Ivan Dobrinov della CSKA-AS-23 Ltd. [vedi la distinta dei loro "clienti"] - si sia offerto al Tottenham, per non farsi mancare nulla. Tra Ionesco e Kafka, la vicenda non è però ancora finita. Nelle ultime ore di mercato, il 31 agosto, mentre il presidente della Fiorentina, Andrea Della Valle, continua a sbollire la sua memorabile incazzatura con la Vecchia Signora - esternando nuovamente: “Considero l’intromissione nell’affare Fiorentina-Berbatov, di fatto concluso tra le rispettive Società e lo stesso giocatore, una cosa vergognosa e dilettantesca. Probabilmente da quelle parti pensano che per ottenere dei risultati ogni mezzo sia lecito. Alla Fiorentina non la pensiamo affatto così. Mai mi sarei aspettato un simile comportamento da quella Società e da quel Presidente” [fonte, e qui viene il dubbio se AdV ci faccia o ci sia] -, squilla il telefono nella sede viola: dall'altro capo del filo è Berbatov, che chiede se per caso la Fiorentina sia ancora interessata a lui. Come chiosa la "Gazzetta", per "fortuna che (dopo i biglietti in business pagati dalla Fiorentina) la chiamata non fosse stata addebitata in sede" [leggi]. Non è una barzelletta: è tutto realmente accaduto. E' il bestiario della scimmia nuda che gioca a calcio.

Parigi, 30 agosto 2012: nella seduta a porte chiuse del Paris Saint-Germain, Ibrahimovic e Nené, che si contendevano un pallone coi piedi sono poi passati alle mani in faccia, a causa - pare - di un tackle non gradito dallo svedese. Non nuovo a menare i compagni in allenamento e negli spogliatoi: nel novembre 2010 si era picchiato a Milanello con Onyewu, e non erano bastati dieci compagni a separarli [fonte]; qualche settimana prima, stessa spiaggia stesso mare, aveva rifilato un colpo di karate a Strasser ed era stato congratulato dal "conejo" Dinho [vedi]. Alla fine di Inter-Barcellona, nell'aprile 2010, quando militava tra i catalani e Balotelli fece la scenata della maglietta gettata ai piedi della curva nord che lo aveva fischiato (seguendo il radar lusitano dell'"uno neurone"), dichiarò di avere "visto Materazzi che a fine gara invece di festeggiare con la squadra il successo ha inseguito Mario nel tunnel e lo ha aggredito come mai avevo visto in tutta la mia carriera. Fossi stato al posto di Mario lo avrei steso ...". Bullismo milionario.

Totalizzatore (luglio-agosto 2012)

Morti in scontri tra ultras: 2
Ultras feriti: 25 (di cui 4 in Italia)
Agenti delle forze dell'ordine feriti da ultras: 5 (4)
Steward feriti da atti di hoologanismo: 1 (1)
Feriti (terzi) da atti di hooliganismo: 1
Giocatori o allenatori aggrediti e feriti da terzi: 1
Aggressioni di giocatori e dirigenti da parte di ultras: 3 (1)
Violenze di hooligans verso terzi: 2 (1)
Giocatori condannati per omicidio colposo: 1
Giocatori denunciati per violenze o abusi sessuali: 2
Giocatori condannati per violenze o abusi sessuali: 1
Giocatori condannati per traffico internazionale di droga: 1
Giocatori coinvolti in inchieste giudiziarie relative a parenti: 1
Resistenza a pubblico ufficiale da parte di giocatori: 1 (1)
Giocatori ubriachi alla guida di automobili: 2 (1)
Multe a giocatori (sobri) per guida pericolosa: 2
Scontri tra ultras fuori dagli stadi: 5 (2)
Scontri tra ultras all'interno degli stadi: 7 (1)
Scontri tra ultras e forze dell'ordine: 1 (1)
Offese verbali di ultras a ufficiali pubblici: 1 (1)
Ultras fermati o arrestati: 85 (35)
Ultras giudicati da tribunali penali e prosciolti: 28 (28)
Ultras condannati da tribunali penali e pene sospese: 3 (3)
Ultras condannati da tribunali penali con pena eseguita: 0
Aggressioni agli arbitri da parte di giocatori durante le partite: 4
Aggressioni agli arbitri da parte di allenatori durante le partite: 1
Partite sospese per aggressione agli arbitri da parte di giocatori: 1
Mega squalifiche a giocatori per "grave condotta antisportiva": 3
Aggressioni e risse tra giocatori durante gli allenamenti: 3 (2)
Partite sospese per violenze tra ultras: 1
Squalifiche a club per violenze ultras ("responsabilità oggettiva"): 5 (1)
Squalifiche di giocatori per doping: 2
Squalifiche di medici per doping a giocatori: 2
Amnistie (disdicevoli) da parte dell'UEFA: 1
Amnistie (disdicevoli) da parte di altre federazioni: 1
Corruzione di dirigenti calcistici: 1
Squalifiche di giocatori o dirigenti per partite truccate: 1
Biscotti: 1
Evasione fiscale da parte di club: 1
Episodi di razzismo tra calciatori: 3
Episodi di razzismo contro calciatori da parte di ultras: 1
Giocatori sull'orlo del fallimento (economico): 1
Dichiarazioni esilaranti: 3 (1)
Terremoti provocati da tifosi: 1
Giocatori ubriachi (paparazzati): 1
Caso Berbatov: 1
Bestiario italico:
- presidenti mitomani: 1
- dichiarazioni pittoresche da parte di presidenti e dirigenti di club: 3
- dichiarazioni evitabili da parte di allenatori incacchiati: 1


NOTA BENE
I dati relativi all'Italia sono sovrastimati rispetto a quelli relativi agli altri paesi
per la minore risonanza mediatica di questi sulla stampa italiana.



Azor

I primi tornei dimostrativi

Storie olimpiche
1.
Quando, nel 1896, furono disputati ad Atene i primi giochi olimpici dell'era moderna, il gioco del calcio era diffuso in pochissimi paesi europei e sudamericani. Se prendiamo a riferimento la data di nascita delle federazioni calcistiche nazionali, possiamo constatare come, a parte quella inglese fondata nel 1863 (e alle altre del Regno Unito), fossero allora attive solo quella argentina (1893) e, in Europa, quelle olandese (1889), danese (1889) e belga (1895), per limitarsi alle principali scuole calcistiche del successivo Novecento e a quelle che conquistarono le medaglie in palio nei primi tornei olimpici calcistici. In sostanza, al di fuori delle Isole Britanniche, il football era ancora poca cosa, soprattutto a livello organizzativo e competitivo, e la stessa FIFA sarebbe stata fondata solo nel 1904.

Questo ci aiuta a comprendere perché i primi tornei olimpici faticarono a prendere corpo ed ebbero carattere di mere esibizioni dimostrative a uso degli spettatori che ancora non conoscevano il gioco. Va dato merito, infatti, all'appena 31enne Pierre de Frédy, barone di Coubertin, un eccentrico pedagogista e visionario francese con ampie entrature internazionali, di aver proposto l'inserimento di un'esibizione calcistica nel programma dei giochi quando lanciò l'idea della riproposizione moderna delle olimpiadi in un convegno tenutosi all'Università parigina della Sorbona nel 1894. Fu grazie a lui che il calcio entrò da subito nel novero degli sport olimpici, non per meriti particolari ma per l'ecumenismo che caratterizzò inizialmente lo spirito olimpico.

Va inoltre ricordato come nelle prime edizioni dei giochi le partite di calcio non furono disputate tra compagini nazionali ma tra squadre di club, per una ragione molto semplice: a parte le nazioni britanniche che avevano animato dal 1884 il British Home Championship (che vedeva annualmente confrontarsi tra loro Scozia, Inghilterra, Galles e Irlanda), gli altri paesi non si erano ancora dati una rappresentativa che puntasse a raccogliere i giocatori migliori e a difendere - come entrò poi in uso dire - i colori nazionali. I primi incontri tra squadre nazionali furono organizzati progressivamente solo nel corso del primo decennio del XX secolo: Uruguay e Argentina si incontrarono per la prima volta nel 1902, così come Ungheria e Austria, la Francia affrontò il Belgio nel 1904, mentre l'Olanda disputò la prima partita nel 1905, la Boemia nel 1906, la Germania, la Svezia, la Danimarca e la Norvegia nel 1908, l'Italia nel 1910; fuori dai confini britannici, l'Inghilterra giocò per la prima volta solo nel giugno del 1908 compiendo una tournée nell'Impero asburgico, dove incontrò (sempre vincendo largamente) l'Austria, l'Ungheria e la Boemia.

2.
Questo il contesto generale in cui il movimento calcistico venne sviluppandosi a livello internazionale proprio nel primo decennio di incerta genesi dei giochi olimpici. Non si hanno riscontri documentari su un'effettiva esibizione calcistica ad Atene nel 1896: è possibile, ma non probabile (l'Official Olympic Report non ne dà notizia [vedi]), che una selezione locale sia stata sonoramente sconfitta da un un club danese (come ipotizza David Goldblatt, The Ball Is Round: A Global History of Football, London, 2006, p. 243). Le successive edizioni di Parigi del 1900 e di Saint Louis del 1904 incontrarono notevoli problemi finanziari e poterono essere organizzate solo all'interno delle corrispondenti esposizioni internazionali annacquando pertanto la loro dimensione agonistica: per rendere l'idea, a Parigi fu costruita per quella occasione la tour Eiffel ma non uno stadio per i giochi, che si protrassero, oltretutto, dal 14 maggio al 28 ottobre 1900.

La rosa del Club Français alle Olimpiadi del 1900.
Si noti come il portiere non portasse ancora una maglia
diversa dagli altri giocatori 
La prima partita olimpica di cui si abbia memoria certa fu disputata il 20 settembre 1900 al Vélodrome Municipal di Vincennes, davanti a circa 500 spettatori, tra il parigino Club Français e il londinese Upton Park FC. Il primo era stato fondato nel 1890 e poteva vantare alcune vittorie in tornei locali (Coupe Manier e Coupe Dewar) e in uno dei primi campionati a carattere nazionale (quello del 1896 dell'Union des sociétés françaises de sports athlétiques) [vedi]; l'Upton Park, un club amatoriale fondato nel 1866, non vantava invece un palmarès significativo [vedi]. Di quella partita abbiamo anche il tabellino [vedi], e sappiamo che le squadre giocarono con il modulo a piramide (2-3-5) delle origini: per la cronaca i primi gol olimpici furono segnati da Arthur Turner, James Zealley e J. Nicholas, autore di una doppietta che sigillò il 4:0 con cui si imposero gli inglesi. Tre giorni dopo i francesi tornarono in campo per affrontare una selezione di studenti dell'Università di Bruxelles (integrata da un olandese e un britannico), che aveva sostituto all'ultimo minuto il Racing Club di Bruxelles, che aveva appena vinto il campionato belga e che aveva rinunciato alla trasferta, come fecero anche un club svizzero e uno tedesco che erano stati invitati anch'essi a esibirsi. Il secondo match finì 6:2 per i francesi [vedi tabellino], e tutto si risolse così, senza classifiche o medaglie, che furono attribuite dal CIO solo a posteriori, imputandole alle federazioni (nell'ordine: di Inghilterra, Francia e Belgio) che avevano designato i club a rappresentarle.

La rosa del Galt FC, vincitore del torneo olimpico del 1904.
Il portiere, il terzo da destra in piedi, porta ancora
la stessa maglia degli altri giocatori
Alla successiva edizione del 1904 - che inizialmente doveva disputarsi a Chicago ma che fu poi spostata a Saint Louis perché sede della Louisiana Purchase Exposition, organizzata per festeggiare il centenario dell'acquisto della Louisiana da parte degli Stati Uniti - parteciparono solo 70 atleti non statunitensi (essendo allora davvero proibitivi i costi di viaggio intercontinentale per chi praticasse sport a livello amatoriale). Tra essi erano anche i membri della squadra canadese del Galt Football Club (oggi un sobborgo di Cambridge in Ontario), che nei tre anni precedenti aveva vinto il campionato statale locale [vedi], e che batté facilmente le uniche altre due squadre che si esibirono, entrambe di Saint Louis: il Christian Brothers College, annichilito per 7:0, e la St. Rose Parish School, che resistette un tempo per poi cedere per 4:0 [vedi tabellino]. Anche in questo caso si ebbero un paio di defezioni, sempre di squadre canadesi: i Berlin Rangers e la selezione della University of Toronto. I primi motivarono il forfait per l'impossibilità di pagarsi le spese di viaggio e soggiorno in Lousiana; i secondi rinunciarono dopo aver subito un paio di sconfitte, ancora in Canada, da parte del Galt FC e non se la sentirono di spendere soldi per prenderle ancora. Alcune curiosità rendono bene il clima aurorale di quel torneo: gli incontri furono disputati a fine novembre mentre le gare degli altri sports si erano svolte nell'agosto; a ospitarle fu il Francis Field, lo stadio per l'atletica costruito appositamente per le Olimpiadi di quell'anno; i tempi di gioco non furono di 45 ma di 30 minuti ciascuno; le due squadre locali giocarono negli stessi giorni anche un incontro (sempre tra loro) della Christian League cui appartenevano; andato in bianco il primo incontro per determinare la seconda classificata olimpica, la St. Rose si impose nella ripetizione per 2:0 e i giocatori del CBC non furono capaci di segnare nemmeno un gol nel torneo.

3.
La formazione dell'Omilos Philomouson,
che rappresentò la città di Salonicco ai giochi del 1906
Un tenore altrettanto amatoriale animò anche il torneo successivo. Atene aveva inizialmente aspirato a diventare sede permanente delle olimpiadi, e quando il congresso del CIO del 1905 ribadì invece la linea universalistica di De Coubertin e designò Roma come sede della quarta edizione, fu riconosciuto comunque alla capitale greca il diritto di celebrare il decennale dei primi giochi sotto il nome di Jeux Internationaux Olympiques d’Athènes. Questi si tennero nella primavera del 1906, riscuotendo un grande successo di partecipazione dopo le due edizioni "fieristiche" che avevano un po' smorzato gli entusiasmi iniziali del movimento olimpico [vedi]. Per la prima volta non si ebbero defezioni nel torneo calcistico, che fu giocato però da quattro selezioni eterogenee. La squadra di Atene, per esempio, non era formata da calciatori ma da atleti dell'Ethnikos Gymnastikos Syllogos e del Panellinios Gymnastikos Syllogos, due tra i club sportivi greci più antichi, alcuni membri dei quali avevano già partecipato alle gare di ginnastica nel 1896: l'attaccante Giorgios Merkouris era figlio del sindaco della capitale. La compagine di Salonicco, città greca compresa allora nell'Impero ottomano, consisteva nei membri di un associazione artistica locale, l'Omilos Philomouson [vedi], tra i quali era anche un inglese. La squadra di Smirne, anch'essa nell'Impero, era invece composta dai giovani rampolli della locale borghesia mercantile di origine inglese, francese e armena (vi militavano ben cinque membri della famiglia Whittal tra fratelli e cugini, tutti schierati nella linea d'attacco, ed uno dei quali, Donald, partecipò anche alle gare di canottaggio). L'unica formazione non abborracciata era quella selezionata dalla federazione danese su richiesta del re Cristiano IX, padre del sovrano greco, Giorgio: per via dinastica furono inviati ad Atene i giocatori del Copenhagen, che non a caso sbaragliarono il campo assai facilmente.

La rosa del Copenhagen, che vinse il torneo olimpico del 1906
Al velodromo (Podilatodromio) di Atene, il 23 aprile 1906, i danesi ebbero la meglio sui giovani di Smirne per 5:1, mentre gli atleti ateniesi si sbarazzarono degli artisti di Salonicco per 5:0. Il giorno dopo fu 9:0 per i danesi sugli ateniesi in soli 45 minuti. Il clima era tale che i greci, avviliti, non rientrarono in campo nel secondo tempo. Il loro comportamento irritò non poco il comitato organizzatore, non solo per lo scarso spirito olimpico dimostrato, ma soprattutto perché gli ateniesi (che, riconosciuta la sconfitta, si ritenevano secondi classificati nel torneo) si rifiutarono di affrontare uno spareggio con le squadre di Smirne e Salonicco per aggiudicare le medaglie di argento e di bronzo (la soluzione numismatica fu poi ripresa nelle successive edizioni dei giochi). Fu così la Whittal Bros. & C. a timbrare per 12:0 il secondo posto [vedi tabellini].

A dire il vero il calcio aveva già dimostrato di essere diventato una cosa più seria in quei pochi anni tra il 1896 e il 1906, e non solo nelle isole dove era rinato modernamente. I tornei che abbiamo rievocato erano davvero amatoriali rispetto ai campionati che ormai si stavano cominciando a giocare in molti paesi. Non è dunque un caso che la FIFA non li abbia riconosciuti come competizioni ufficiali, mentre il CIO, in un ambiguo ossequio allo spirito del dilettantismo che serviva anche a ribadire la sua autorità, abbia assegnato, a posteriori, le medaglie olimpiche solo alle "proprie" edizioni del 1900 e del 1904 (ma non a quelle ateniesi del 1906). L'allegra brigata degli artisti di Tessalonica, che senza segnare una rete e prendendone ben 17 nel sacco aveva vinto la medaglia di bronzo nel 1906, non entrò invece in alcun ruolino ufficiale. Nondimeno, la ricordiamo ancora oggi con simpatia, perché certamente cara agli dei olimpici e dunque anche a Eupalla.

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