Risultato umiliante


L'ultima coppa del mondo

Quella di Middlesbrough è l'ultima partita degli azzurri in un campionato del mondo che Vittorio Pozzo potè vedere e commentare. Una "clamorosa sorpresa"; anzi, "il crollo più impressionante mai verificatosi nella storia del calcio italiano". Un resoconto breve, lucido e amaro. Del resto, Monsù aveva capito immediatamente l'antifona, già dalla prima partita, pur vinta contro il modestissimo Cile ... 

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Middlesbrough, 19 luglio.
Clamorosa sorpresa, stasera, sul campo di Middlesbrough, la Corea del Nord ha battuto per 1 a 0 la squadra italiana, i calciatori azzurri tornano a casa, schiacciati sotto il peso di una umiliante eliminazione. Fabbri, per il confronto che doveva decidere, ha dato retta alle critiche sorte dopo la sconfitta con l'Unione Sovietica. Il nostro commissario tecnico ha mutato radicalmente formazione, e, sostituito l'infortunato Burgnich con il giovane Landini, ha lasciato a riposo Salvadore, Rosato, Lodetti e Pascutti, facendo posto a Janich, a Guarneri, a Fogli, e, in certo modo, tornando all'antico per l'attacco schierato con Perani, Bulgarelli, Mazzola, Rivera e Barison. 
Neppure le sostituzioni sono riuscite a cambiare volto alla nostra compagine e, a giustificare la nuova batosta - una batosta purtroppo irrimediabile che ci toglie dal giro dei «mondiali» -, non basta sottolineare l'indubbia importanza dell'incidente che stasera è toccato a Bulgarelli verso la fine del primo tempo. L'incidente che ci ha privati del bolognese ha concorso a sguarnire il gioco di centro campo, ma bisogna pur riconoscere che, fino all'attimo del malaugurato episodio, l'Italia non aveva per niente convinto, spesso lasciandosi prendere in contropiede dai coreani, atleti più veloci, più mobili, più scattanti, spesso più abili nei confronti diretti. 
Ed è avvenuto così il crollo più impressionante mai verificatosi nella storia del calcio italiano. Ed il fatto prende la forma e la sostanza di un autentico disastro sportivo. Lo si era avvertito fin dalle battute iniziali del torneo che le cose andavano male, ma che si dovesse scadere in siffatto modo nella scala dei valori mondiali, nessuno l'avrebbe mai e poi mai creduto. Le impressioni che sentiamo attorno a noi sono tutte severe. Qualcuno accenna, qualche altro grida ad altissima voce che si tratta di un «tradimento» da parte di alcuni giocatori. E' meglio non trinciare giudizi avventati, comunque la realtà amara dice che siamo definitivamente eliminati da un campionato del mondo che si sperava addirittura di vincere. E, per carità, non parliamo di sfortuna o di disgrazia, per quanto la sorte non ci abbia davvero favoriti. 
Già alla vigilia si temeva una delusione. La delusione si è realizzata, e nel modo più brusco possibile. Nell'ambiente degli azzurri è mancata la serenità, molte polemiche sono piombate a rendere ancora più difficile e delicato il compito di un tecnico che avrebbe dovuto, invece, operare a mente fredda. In tre successive partite, ha messo in campo formazioni profondamente diverse, e accomunate in un solo malinconico particolare, l'incertezza e la scarsità di rendimento. Al successo contro il Cile, ottenuto piuttosto a stento, con una prova scialba ed opaca, sono seguite due sconfitte con l'uguale punteggio: 0 a 1 di fronte all'Urss, 0 a 1 di fronte alla Corea. Risultati squallidi, subiti da compagini senza nerbo, senza slancio, persino - all'apparenza - senza quell'indispensabile voglia di combattere.

"La Stampa", 20 luglio 1966, p. 8