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Una vigilia agitata

A poche settimane da una famosa tornata di elezioni politiche, finalmente il 17 maggio 1953 a Roma si inaugurava il nuovo, grande stadio. Lo 'Stadio dei Centomila', ma già 'Olimpico' in vista della possibile assegnazione dei Giochi del 1960 (che arriverà il 15 giugno 1955). La sua storia inizia con una partita di calcio: Italia-Ungheria. Sì, gli azzurri opposti al peggiore avversario che si potesse immaginare in quel momento. Fu una vigilia agitata. Da cosa? Dalla caccia al biglietto. Svoltasi in una confusione tipicamente 'romana', secondo la stampa del Nord. E il racconto (spassoso: perciò merita di essere riproposto) di quella vigilia si prese addirittura la prima pagina de 'La Stampa', il 17 maggio. 


Roma, 16 maggio
La frenesia sembra essersi impossessata di Roma in questa che i giornali della sera definiscono 'agitata vigilia sportiva'. L'imminenza del 'match' fra i calciatori azzurri e gli ungheresi, l'inaugurazione del nuovo grande stadio, le carovane di 'tifosi' che giungono da Nord e da Sud assalendo gli alberghi, le voci sul bagarinaggio dei biglietti (30 mila lire per un posto di tribuna), le discussioni dei tecnici improvvisati agli angoli delle vie: tutto ciò finisce con l'inserirsi come un vasto impensato elemento corale nella atmosfera già cosi tesa della battaglia politica e dei comizi: il clamore si aggiunge al clamore, "Fratellanza tra i popoli", grida dai muri un manifesto comunista che raffigura l'abbraccio fra un atleta magiaro e uno italiano. 
I romani rimasti senza biglietto per la partita non hanno saputo (o potuto) raccogliere l'invito della fratellanza neanche sul piano più modesto della concordia municipale. Quello che è accaduto stasera agli sportelli del vecchio Stadio Torino, dove in extremis la Federazione Gioco Calcio ha posto in vendita alcune migliaia di posti di curva, è tipico di un entusiasmo sportivo che non si arrende al civismo, o di una mentalità burocratica digiuna di psicologia: i romani non sopportano le file, i biglietti sono stati gettati in pasto alla loro fame senza nessuna preoccupazione d'ordine: le resse dinanzi agli sportelli sono cresciute, degenerando in tumulti; una folla impazzita (c'erano forse ventimila 'aficionados') ha schiamazzato a lungo sul piazzale tentando di prendere d'assalto le guardiole dei cassieri: la polizia a cavallo ha caricato i riottosi con slancio. Si sono avute le più memorabili, urlanti scene di panico di questi ultimi anni, ben più paurose di quelle che movimentarono Piazza Colonna per le manifestazioni contro il Patto Atlantico: la folla non aveva scampo, i cavalli si impennavano sui fuggenti. Ci sono stati due feriti e una trentina di contusi, alcuni dei quali in modo piuttosto duro; la vendita dei biglietti è stata interrotta. 
Con pompa serena invece le autorità religiose e laiche hanno proceduto ad una 'prima inaugurazione' dello Stadio Olimpico. Stamattina Pio XII aveva benedetto la bandiera del CONI e la medaglia commemorativa dell'avvenimento, rivolgendo un discorso ai veterani dello sport (85 campioni olimpionici e 31 campioni dcl mondo), fra cui il quasi novantenne maestro di scherma Agesilao Greco e il vecchio, cieco lottatore Raicevich. "Desideriamo anzitutto congratularci — egli ha detto — con quanti, superando non lievi difficoltà e dopo lunghe vicende, hanno condotto a termine un'opera ben degna di inserirsi per le sue dimensioni nella tradizione del grandioso e del bello proprie della Roma di ogni tempo e che risponde — come ci è stato riferito — alle esigenze più moderne di simili costruzioni".
"Mentre pertanto bene auspichiamo all'opera vostra e ci apprestiamo a benedire la bandiera del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, leviamo la nostra preghiera all'Altissimo affinché il nuovo stadio serva efficacemente al miglioramento fisico e morale del popolo e particolarmente della diletta gioventù romana; che ogni qualvolta le moltitudini traboccanti dal suo ampio abbraccio lo trasformeranno in un'aiuola fremente di vita contribuisca a rinsaldare il senso della concordia di cui è espressione: e finalmente soprattutto che in ogni circostanza lo stadio olimpico non cessi di cantare con le voci della presente e delle future generazioni la gloria di Dio". 
Terminato il discorso, il Pontefice ha appuntato sulla nuova bandiera olimpica la medaglia d'oro con la sua immagine. 
Nel pomeriggio, presente il sottosegretario Andreotti, il cardinale Micara, vicario di Roma, ha benedetto lo stadio nuovo. "Consacrarlo domani con l'acqua santa dinanzi agli atleti di un Paese ufficialmente marxista avrebbe avuto l'aria di un esorcismo contro i nostri avversari", è stato argutamente detto. Quanto a costoro, che poi non sono che ragazzi mal vestiti, dall'aspetto ingenuo, sebbene l'arcigna Costituzione magiara li classifichi quali 'difensori di Stato', hanno preso parte stasera ad un ricevimento nella sede de L'Unità, intrattenuti e festeggiati dalle alte cariche comuniste. I giovani ungheresi apparivano stupiti e perfino depressi per lo scalpore che vanno suscitando: "Quella dì domani, in fondo, non è che una partita di calcio — commentava uno degli atleti, non senza saggezza — fra due giorni nessuno ne parlerà più".

[La Stampa, 17 maggio 1953, articolo firmato da C. L.]

Vedi anche Costruzione e inaugurazione dello Stadio Olimpico (Eupallog Santuari) e la documentazione sulla partita (Eupallog Cineteca)

Niente diretta per la Juve!

Mercoledì 20 marzo 1968, al famigerato (per noi) Wankdorfstadion di Berna, la Juventus e l'Eintracht di Braunschweig disputano lo spareggio per l'accesso alle semifinali di Coppa dei campioni. Già: l'andata (in Germania) è finita tre a due per i tedeschi. A Torino, un rigore di Bercellino a due minuti dalla fine consente alla Juve di pareggiare i conti (non vale ancora la regola dei gol in trasferta). Diretta TV? Niente da fare ...


Quella stessa sera, peraltro, anche il Milan è impegnato in uno spareggio. Contro lo Standard Liegi, per accedere alle semifinali di Coppa delle coppe (trofeo che i rossoneri alzeranno a maggio). Questa partita si gioca a San Siro, e una copertura televisiva (parziale) è garantita, almeno per il secondo tempo. Ma solo fuori dalla Lombardia e dai territori coperti dal famoso trasmettitore di Monte Penice ...

Erano altri tempi.
Questo il palinsesto televisivo di quel lontano mercoledì


Cronache da Futbolandia (5 aprile 1965)

Repertorio: ultras al Giovanni Celeste di Messina
Messina, lunedi mattina.
Il Messina, che non vince in casa dall'11 ottobre, ha perduto anche contro il Varese. La squadra di Susini e Puricelli cercava un punto e quasi senza volerlo se ne è trovati invece due, grazie allo spettacoloso goal realizzato da Andersson al 23' della ripresa con un tiro in corsa da oltre trenta metri. Al termine della partita alcuni tifosi, dopo avere a lungo inveito contro i dirigenti, l'allenatore ed i giocatori, hanno atteso all'uscita del campo i «responsabili» presunti della ennesima débàcle interna. Il giocatore Gioia ha lasciato per primo lo stadio. Mentre si accingeva a raggiungere il luogo dove aveva parcheggiato l'automobile, è stato aggredito da un folto numero di tifosi. Baroncini, che seguiva il compagno, ha tentato di difenderlo, esponendosi così alle ire degli aggressori. Risultato: i due sono stati costretti a recarsi all'ospedale. Gioia è stato medicato per una contusione all'occhio sinistro e per una profonda lacerazione al viso (graffio). Baroncini, nella colluttazione ha riportato varie ecchimosi e uno strappo al tendine di Achille. Mentre Gioia ha raggiunto più tardi la propria abitazione, Baroncini è rimasto ricoverato nella clinica del prof. Saitta, medico sociale del Messina.

Cuneo, lunedi mattina. 
Gravi incidenti hanno turbato ieri pomeriggio la partita di campionato di calcio del C.S.I. svoltasi a Cuneo fra le squadre dell'Auxilium e del Tittisport. L'incontro, molto scorretto fin dall'inizio, aveva costretto l'arbitro Comba di Cuneo ad espellere dal campo due giocatori del Tittisport. Al 45' della ripresa, mentre l'Auxilium conduceva per 3-0, il direttore di gara ha decretato l'espulsione per indisciplina del portiere del Tittisport, Dotto. Il giocatore, anziché abbandonare il terreno di gioco, si è avvicinato all'arbitro e con una gragnuola di pugni lo ha steso al suolo. La brutale aggressione è stata immediatamente seguita dall'invasione del campo da parte dei tifosi della squadra in svantaggio che hanno circondato il malcapitato Comba, tempestandolo di calci e pugni. Per ristabilire l'ordine e salvare il direttore di gara, sono dovuti intervenire numerosi carabinieri che a fatica sono poi riusciti a far sgomberare il campo. L'arbitro, dopo essersi fatto medicare, ha rifiutato il ricovero in ospedale preferendo raggiungere la propria abitazione. Oggi il signor Comba si sottoporrà ad alcuni esami radiografici. La partita è stata naturalmente sospesa. I carabinieri hanno aperto una severa inchiesta per accertare eventuali responsabilità.

"Stampa Sera", 5-6 aprile 1965

Per la salvaguardia del calcio francese

Non firmato, su La Stampa del 30 ottobre 1929, compare questo 'sarcastico' pezzo dedicato al calcio dei nostri "cugini d'Oltralpe".


Lo Stade de France, ovvero lo Stadio Olimpico di Colombes
Una grossa novità ci viene da Parigi. Pensate che in pieno secolo XX mentre in tutte le nazioni del mondo civile, e forse anche presso i mori, si paga ... profumatamente per assistere a partite di calcio, che molte volte risultano poi scadenti come spettacolo, a Parigi, nella babilonica Parigi che è famosa per spillar quattrini, si è avuto nientemeno che un incontro internazionale con entrata libera agli spettatori. Niente biglietti a riduzioni, niente ... militari e ragazzi a metà prezzo ..., tutti a gratis, come nei giorni del bel tempo antico. Si vuol propagandare lo sport del calcio, nella capitale francese, ed attirare in qualunque modo la grande massa degli spettatori. Il pubblico si era stancato ormai di pagare fior di quattrini per assistere nella maggior parte dei casi alle vittorie dei teams stranieri; s'era stancato e disertava i campi. La cosa preoccupava i dirigenti dei clubs che invano allestivano programmi monstre. Allora si è presa la risoluzione, anche a quanto si dice per combattere il professionismo, di aprire i battenti e di chiudere le biglietterie. Ma il male evidentemente ha radici assai profonde. In Italia i campi sono rigurgitanti di pubblico anche per semplici partite di campionato e con prezzi da ... première all'opera, a Parigi, invece, anche pregando gli sportivi di ... accomodarsi, non si è potuto avere il «tutto esaurito» allo «Stade de Paris». Si calcola infatti che oltre ai quindicimila spettatori che presero posto nelle gradinate dello stadio, molte altre migliaia di persone avrebbero potuto intervenire. Ma l'esperimento non è che alla prima prova e può anche essere che i parigini s'adattino nelle seguenti a fare placidamente ... i portoghesi. 


Al cospetto del pubblico dei «senza biglietto» si sono incontrate le squadre del Racing Club e del First di Vienna. I giocatori, quasi disprezzando di dover dare spettacolo ad un pubblico che, per non avere pagato, non poteva accampar pretese, non si sono impegnati per nulla. I francesi avevano di fronte avversari troppo forti per permettersi di attaccare in prevalenza e gli austriaci, saliti in cattedra per spezzare ai nostri cugini d'oltr'Alpe il pane della scienza calcistica, hanno scherzato come può fare il gatto con il topo che è a tiro delle sue zampe. Poi, sguainate le unghie, il gatto ha ferito il topo e l'ha inchiodato per terra. Cosi. .. con fare blasé, come può il colosso che si rimbocca le maniche per prendere a scapaccioni il pigmeo, gli austriaci hanno piegato l francesi. Si era agli ultimi minuti e due goals sono finiti in rete per sanzionare una superiorità che il gioco aveva già ben messa in evidenza.

C'è sempre una prima volta

Il 16 febbraio 1969, al Comunale di Torino, era in programma una bella partita tra Juventus e Roma. In panca, da una parte Heriberto, dall'altra Helenio Herrera. Sugli spalti, "impazziti teppisti del calcio" ...


Per la prima volta nella storia della Juventus il campo dei bianconeri è stato ieri invaso. Due o forse tre tifosi sono riusciti a mettere piede nel rettangolo di gioco; una ventina ha saltato la barriera finendo nelle braccia degli agenti e dei carabinieri, E' quanto basta per procurare certamente una forte multa al club torinese e per mettere in dubbio lo stesso risultato ottenuto contro la Roma.
La Juventus, che aveva pareggiato, rischia ora di veder il 2-2 tramutato a tavolino in una sconfitta, proprio come è accaduto all'Atalanta alcune settimane orsono. Ed a queste conseguenze sportive se ne devono aggiungere altre ben più serie: feriti, contusi, gente medicata negli ospedali. Un esaltato ha tirato fuori la pistola.
A gara finita si sono poi avute dimostrazioni contro la Roma, lancio di sassi sul pullman dei giallorossi (quattro vetri rotti), scontri ripetuti tra polizia e impazziti teppisti del calcio, tra i quali, secondo un'indiscrezione, pare siano stati riconosciuti due pregiudicati, naturalmente del tutto estranei allo sport.

Nessuno poteva prevedere un finale così drammatico per una gara di scarsa importanza ai fini della classifica.

Lo spunto iniziale agli eccessi è stato dato dall'arbitro. Il signor De Marchi, certo in perfetta buona fede, ha commesso sbagli irritanti. Ha incominciato ammonendo Salvadore per un fallo innocente e dando l'impressione di preconcetta durezza; poi ha convalidato una strana rete, che descriviamo brevemente. Mentre la Juventus si trovava in vantaggio di uno a zero, uno scontro tra Sirena e Salvadore veniva giudicato scorretto dal direttore di gara. Questi, secondo le testimonianze del dirigente juventino Cavalli d'Olivola, nel fischiare la punizione aveva alzato le mani con le dita a "V" per indicare che la punizione stessa doveva a essere a due calci. Tale la ritenevano i bianconeri che indugiavano nello schierarsi a barriera e continuavano a discutere con De Marchi. Il romanista Capello calciava direttamente in rete. Il portiere Sarti neppure accennava alla parata sicuro della non validità del tiro. Tra la sorpresa generale il punto veniva invece convalidato. L'esasperazione degli spettatori di parte juventina si accendeva anche per il sapore beffardo della disavventura.
Si continuava, comunque, senza incidenti; la Juventus segnava ancora con Salvadore, ed ecco un intervento in area di Benetti venir punito con il "penalty". La sanzione se non ingiusta va giudicata sul metro di una severità spinta al confine dell'eccesso. Un'impressione generale di "partito preso" contro la squadra di casa scatenava la folla.

16 febbraio 1969, Stadio Comunale, Torino
Il momento è fatidico e anche storico
Ogni campo italiano ha l'angolo dei tifosi d'assalto. Quelli juventini si radunano sulle gradinate della curva Filadelfia. Proprio qui, pochi istanti dopo che Peirò aveva segnato il rigore ed il gioco era ripreso, una ventina di giovanotti si arrampicava sulla rete di protezione sfidando le punte aguzze che la sormontano (ad evitare, ironia del ricordo, le invasioni pacifiche avvenute in passato per eccessivo affollamento). Subito gli agenti dell'ordine intervenivano. La maggior parte degli invasori venivano bloccati, tre riuscivano a schizzar via sulla pista. Il portiere Sarti si vedeva comparire alle spalle un giovanotto con maglione e giacca marroni e urlando dava l'allarme, mentre alcuni juventini fermavano quel primo invasore. Un altro tifoso, in maglia verde, veniva bloccato da Leoncini. I giallorossi intanto si radunavano intorno all'arbitro, per una protezione del tutto inutile, dato che De Marchi e gli stessi romanisti non hanno mai corso pericolo. 

L'ha già preso o lo sta ancora inseguendo?
Mentre i due energumeni venivano trascinati fuori, altri cercavano di arrivare sul prato. Un tifoso acrobata riusciva a salire non si sa come in tribuna d'onore, imboccando di corsa la passerella e di qui, quasi in tuffo dal trampolino, piombava anche lui nel recinto proibito dove alcuni carabinieri lo bloccavano. 

Tre minuti e mezzo durava la corrida del tifo: nove persone erano «fermate» anche in senso giuridico (più tardi sono state rilasciate), gli altri ritornavano sulle gradinate. La partita interrotta al 43'30" riprendeva quando i cronometri superavano il 46'. Dopo quaranta secondi De Marchi dava il trillo di chiusura. Il recupero non è stato completo, quindi, ma il regolamento lascia al direttore di gara l'assoluto controllo del tempo regolamentare. In altre parole Juventus-Roma può essere finita del tutto, oppure essere stata interrotta a pochi istanti dal termine. 

Soltanto il rapporto, che verrà reso noto mercoledì, chiarirà il mistero. Secondo l'impressione del vice presidente juventino Giordanetti, che ha prelevato De Marchi dal furgone cellulare (sul quale per precauzione l'arbitro era uscito dallo Stadio) e lo ha accompagnato con la propria auto alla periferia di Torino, il direttore di gara non considererebbe l'invasione come elemento determinante del risultato. Vi sono stati precedenti casi a Varese e Brescia, in cui un tifoso bloccato in tempo ha causato soltanto multe e non mutamenti di risultati. 

La burrasca allo Stadio non è terminata però con il fischio di De Marchi, anzi gli episodi più gravi sono accaduti in seguito. Nel recinto davanti agli spogliatoi due o trecento esagitati hanno atteso l'uscita della Roma. Sul torpedone sono piovute sassate che hanno rotto quattro vetri. Nessun danno ai giocatori. I carabinieri respingevano con una carica i contestatori dell'arbitro oltre corso Giovanni Agnelli, mentre in via Filadelfia altri tifosi improvvisavano un inutile posto di blocco anti-De Marchi con dei bidoni. Il juventino Haller, giunto con la sua utilitaria, era lasciato passare tra gli applausi; invece contro i carabinieri e gli agenti che cercavano di disperdere l'assembramento lancio di sassi, palle di neve e mattoni. Un'altra carica, con gran roteare di bandoliere, allontanava la folla. 

(Il bollettino della giornata)

Restavano i contusi, alcuni curati privatamente, altri medicati negli ospedali cittadini. Al Mauriziano sono stati portati il commissario di polizia Giovanni Romeo ferito ad una gamba da un grosso sasso (quattro giorni di guarigione). Avevano pure bisogno dell'intervento medico: Arcangelo La Camera, via Marco Polo 27: contusione alla spalla sinistra, 8 giorni; Fernando Arzivino, 26 anni, ragioniere, via Monti 8: ferita lacero contusa al cuoio capelluto, 6 giorni di guarigione; Francesco Occhi, 27 anni, operaio, via Caraglio 138, contusione nuca, 4 giorni; Mario Martinazzo, 18 anni, restauratore, via Gattinara 1, ferita lacero contusa cuoio capelluto, 6 giorni; Bruno Ivone, 25 anni, via Toti 19, impiegato, ferita lacero contusa regione sopraccigliare destra, 6 giorni: quest'ultimo è caduto pressato dalla folla che scappava. Pare non fosse interessato alla partita. 

I medici delle Molinette hanno prestato la loro opera per: Secondo Guidi, 45 anni, meccanico, corso Plinio 48 (presso il figlio Roberto), ferita lacero contusa al cuoio capelluto, 10 giorni. Non era andato alla partita, passava di lì per caso, per tornare a casa; Antonio Calvo, 16 anni, via Aquila 10, contusione regione temporale destra, 2 giorni di guarigione. Si trovava alla fermata del tram ed è stato colpito da una sassata. Infine il capitano dei carabinieri Luigi Porcari, anche lui fatto centro di una sassata ha dovuto farsi medicare al Maria Vittoria per contusione al cuoio capelluto e al naso. Un tifoso, Antonio Cascini, 25 anni, da Potenza, abitante a Torino in vìa Novalesa 16, è stato arrestato per oltraggio alla polizia. I denunciati sono due: il ventiquattrenne Francesco Roselli, da Bari, abitante a Torino in via Giochino 24, sorpreso a lanciare sassi e il quarantenne Tito Martinelli, da Verona, abitante a Torino in via Principe Tomaso 9, che ha minacciato con una pistola 7,65 Benito Guidi, un tifoso della Roma. Soltanto alle 19 intorno allo Stadio è tornata la calma. Il guardiano del campo Aldo Vai dai finestrini con i vetri pur essi rotti della sua casetta, osservava sassi, oggetti persi nel trambusto, pezzi di transenne divelte, sbarre rimaste a terra, testimonianze della triste fine di una giornata che avrebbe dovuto essere soltanto sportiva.

Paolo Bertoldi, "Stampa Sera", 17 febbraio 1969

Le imprese della "fedelissima"

Cortesie.
Osserva, appoggiata alla balaustra, la Regina Elisabetta
[10 gennaio 1974, Torino]

Oramai anche i miniderby diventano motivo di contestazione e spunto per incidenti. Purtroppo, ieri al Filadelfia, durante e al termine del confronto «Under 23» fra Torino e Juventus si sono registrati episodi spiacevoli: alcuni tifosi granata capeggiati da una «fedelissima» hanno tentato di invadere il campo, poi se la sono presa con Piloni bersagliandolo con sassi (uno dei quali colpiva alla fronte una maschera, ferendola), assediando infine l'arbitro negli spogliatoi. Ogni tentativo per riportare la calma è stato inutile: lo stesso dottor Bonetto ha dovuto rinunciare e rientrare, fra gli insulti, negli spogliatoi. L'arbitro, protetto dalla polizia, poteva poi lasciare su un taxi del Torino il campo vanamente inseguito da una cinquantina di persone, prese in contropiede essendo l'auto uscita da una porta secondaria. Bilancio del pomeriggio: la maschera Bovo Sist contusa (ferita lacero contusa allo zigomo destro), danni all'autovettura di un giornalista (presa a calci): prevedibile una multa al Torino.

Una parentesi da dimenticare, dunque, per il club granata, sconfitto oltretutto dalla Juventus (3-2) che, portatasi in vantaggio su rigore con Viola, aveva consolidato il bottino dapprima con Musiello (in sospetto fuorigioco sbandierato da un guardalinee, ma non rilevato dall'arbitro Squizzato di Verona) e successivamente con Gentile. La reazione del Torino aveva alimentato le speranze dei cinquemila tifosi granata presenti sugli spalti del Filadelfia - cui vanno aggiunti almeno mille sostenitori bianconeri - avendo Bortot e Cereser ridotto le distanze, stringendo poi la Juventus, che sino ad allora si era disimpegnata con scioltezza, in un'autentica morsa. Mentre l'assedio alla porta di Piloni si faceva intenso, iniziava lo «show» della fedelissima granata (la stessa che martedì sera ha fatto la pace con Cuccureddu dandogli un bacio nel corso di una serata danzante, indicata come l'autrice dello schiaffo dato allo stesso bianconero dopo il derby), la quale saltava giù dalla tribuna centrale e tentava di scavalcare la rete di protezione.

L'impresa falliva, gli agenti di servizio la invitavano a desistere: seguita da una cinquantina di ragazzotti, la donna si portava sul parterre all'altezza della porta di Piloni iniziando la sassaiola. Il giocatore abbandonava la porta «rifugiandosi» a centrocampo mentre l'arbitro sospendeva momentaneamente la partita giocata dal Torino con Pigino, Binelli, Fossati, Nuti (Pasquali), Cereser, Donadel, Pellegrini, Mascetti, Graziani, Vernacchia (Torresani), Bortot; mentre la Juventus ha presentato: Piloni, Chinellato, Marchetti, Gentile, Zagano, Mastropasqua, Nemo, Viola, Musiello, Maggiora, Balestra.

Tornata momentaneamente la tranquillità sugli spalti, l'arbitro faceva concludere il gioco dopo che Pasquali aveva fallito l'ultima occasione. Fra altre intemperanze, i giocatori si infilavano nel sottopassaggio mentre all'ingresso iniziava l'assedio. Vycpalek, Bizzotto e tutti i giocatori bianconeri passavano indisturbati tra la folla mentre un commissario di polizia (scambiato per un dirigente del Torino e pertanto apostrofato con termini affatto lusinghieri) dirigeva le operazioni per salvaguardare il giovane arbitro. La «fuga» riusciva con il taxi di Giovanni Migneco mentre all'ingresso degli spogliatoi la contestazione veniva rovesciata sui dirigenti del Torino colpevoli secondo il gruppo di tifosi «di non avere salvaguardato nelle ultime gare la squadra, sistematicamente sabotata dagli arbitri». Ancora più pericolose sono apparse le minacce fatte dallo stesso gruppo di tifosi, esasperati dagli ultimi arbitraggi: «Contro il Napoli al Comunale - hanno detto - ci faremo sentire. Saremo noi a portare il Torino in serie B, invaderemo il campo e faremo punire la società: toglieremo agli arbitri la soddisfazione di causare la nostra retrocessione». Parole indubbiamente dettate da un momento di particolare tensione ma che dovrebbero indurre il club ed i tifosi granata alla riflessione: non è certo con la violenza o con le minacce che si aiuterà la squadra a risollevarsi in classifica e a raggiungere quelle posizioni che i dirigenti per primi auspicano.

I «fattacci» di ieri al Filadelfia devono rimanere isolati, in caso contrario il Torino ne ricaverà soltanto un danno morale e materiale. Con tutti i problemi tecnici che l'assillano, Giagnoni e i giocatori non devono sottostare anche a questa spada di Damocle. Anzi, è il momento di sfoderare buon senso e di accettare anche le situazioni più sfortunate: la squadra ha i mezzi per reagire e saprà farlo al di là di ogni contestazione.

Giorgio Gandolfi, "La Stampa", venerdì 11 gennaio 1974, p. 14.

Sette espulsi e una doccia fredda


Biella, lunedì mattina [6 gennaio 1969]

L'Omegna è riuscita ad aggiudicarsi la «partitissima» della serie D e, alla vigilia del confronto casalingo con il Derthona, culla giustificati sogni di promozione. Il rigore realizzato da Avanzo al 5' della ripresa è valso a condannare una Cossatese che fino a quel momento non aveva fatto molto per meritare i due punti. Questo è tutto quanto si può dire in termini squisitamente sportivi sulla partita che opponeva al campo Lamarmora di Biella, dinnanzi a quattromila spettatori, due delle tre squadre fino a ieri a pari punti in testa alla classifica. Perché dal 5' della ripresa e fino al termine, quello che è successo appartiene alle note più malinconiche del gioco del calcio. 

Quaranta minuti nel corso dei quali è successo di tutto, con l'arbitro, il signor Laurenti di Padova, protagonista indiscusso di uno spettacolo assai deprimente. In quattordici minuti, dal 18' al 32', dopo che in tribuna e sul campo si erano già chiaramente ravvisati i sintomi del nervosismo per la discutibilità del rigore concesso, l'arbitro ha battuto ogni record in senso assoluto decretando sette espulsioni e ammonendo due giocatori. Al termine, mentre le squadre rientravano negli spogliatoi un dirigente della Cossatese ha tentato di aggredire l'arbitro e un ragazzino, molto più svelto, ha rovesciato in testa al direttore di gara un secchio d'acqua, poco consigliabile con queste temperature. Per sfuggire ai tifosi inferociti, poi, il signor Laurenti ha dovuto lasciare Biella scortato dalla polizia dopo aver abbandonato lo stadio, un'ora dopo la fine della partita, per una via secondaria. Il discusso episodio del «rigore» si è verificato al 5' della ripresa. L'Omegna insiste in una certa prevalenza offensiva, mentre la Cossatese non riesce a ritrovare il solito filone di gioco. Bossi allunga sulla sinistra una palla per Omini che all'ingresso in area viene atterrato dall'arretrato centravanti cossatese, Granai. L'arbitro senza indugio concede il rigore. Inutili le proteste degli azzurri. Dalla tribuna è parso che il fallo esistesse, ma si può discutere sulla zona in cui è stato commesso: già in piena area, oppure sul limite. Batte Avanzo e Camposeo non ripete il miracolo di Vercelli. Palla in rete a destra del portiere spiazzato a sinistra: 1-0. 

In tribuna iniziano le scazzottature tra i tifosi, il gioco diventa nervoso (nel primo tempo era stato piacevole), gli incidenti aumentano d'intensità. Al 18' Tromellini (già ammonito) si lamenta con l'arbitro perché questo chiama i giocatori dell'Omegna per nome. «Allora li conosce proprio tutti!» dice Tromellini. «Vada fuori» risponde l'arbitro. L'espulsione scatena le proteste della panchina biellese. L'arbitro invoca con ampi gesti l'intervento della forza pubblica. Espelle anche il portiere di riserva Accanto, e i dirigenti Faccio e Paschetto. I tifosi più esagitati cercano di scavalcare la rete di recinzione del campo per buttarsi sull'arbitro, altri più ragionevoli li bloccano. Il gioco riprende. Ormai non è più una partita di calcio, tale e tanto è il nervosismo. Al 25' Rastrello, centravanti dell'Omegna, commette un fallo normalissimo su De Girardi. L'arbitro decide di espellere anche Pastrello. Al 30' Granai (già ammonito per simulazione) commette un doppio fallo su Bossi e viene espulso, giustamente. 

Non è finita. Al 32' l'omegnese Bottini finisce a terra dopo un contrasto con un difensore della Cossatese. Il signor Laurenti ravvisa gli estremi della simulazione e allontana dal campo l'attaccante dell'Omegna. La partita termina tra i fischi, le ingiurie e le minacce del pubblico. Al rientro negli spogliatoi, il dirigente Faccio cerca di aggredire l'arbitro ma viene fermato in tempo; quindi l'attentato del ragazzino che si improvvisa pompiere rovesciando sul capo dell'arbitro un secchio d'acqua. In mezzo a tanta confusione, nel finale spicca la figura del commissario del campo, il quale dicendo «Sono il commissario» dà ordini a tutti, allontana tutti e minaccia i giornalisti di espulsione dallo stadio senza un valido motivo. Viene naturale di prenderlo per un funzionario di polizia e quando si scopre che, invece, è il commissario di campo lo si affianca, sorridendo, all'arbitro nel quadro di una infelice giornata per i responsabili della giustizia calcistica. 

Franco Costa, "Stampa Sera", 6 gennaio 1969, p. 11. Vedi anche, ivi: La panchina del trainer incendiata a Padova